I dialoghi del Ruzante

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Oscar Mondadori, 2007 - Drama - 146 pages
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Il "Parlamento" e "Bifora" sono alcune delle opere più rappresentative di Angelo Beolco (1496 ca-1542), detto Ruzante dal nome del suo personaggio più famoso, uno zotico dalla parlantina sciolta. Ruzante è stato tra i più grandi scrittori italiani di teatro del XVI secolo. La lingua rustica da lui adoperata, il "pavano", ha fatto la fortuna delle sue commedie di schietta ispirazione antiletteraria, nelle quali qualche studioso ha voluto vedere l'origine della commedia dell'arte. Fino a quando varie vicissitudini storiche - tra cui il declino della Repubblica di Venezia, l'affermarsi del toscano a spese del veneto, retrocesso a dialetto da lingua della diplomazia europea qual era - hanno finito con l'oscurare la fama di Ruzante relegando nel dimenticatoio la sua opera. Nel misurarsi con i dialoghi ruzantiani, Busi vi ha ritrovato alcuni motivi congeniali alla sua stessa letteratura: l'odio nei confronti della guerra, lo spauracchio della fame, il pungolo del sesso, le attrattive del denaro, il timore degli uomini di non tenere abbastanza alta la testa, la necessità delle donne di farsi comandare. E tutto intorno, a fare da cornice, l'amore: "una brutta bega" che "sa fare, sa fare, e ti fa fare quel che vuole lui".

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