Di questa vita menzognera

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Feltrinelli Editore, 2003 - Fiction - 189 pages
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Famiglia di imprenditori partenopei senza scrupoli, arricchiti a dismisura, i Negromonte godono dei favori e dell'intesa del potere centrale e sono padroni indiscussi della città nonché pionieri di una nuova economia di rapina. Vivono in un immenso palazzo settecentesco ricalcando grottescamente un presunto fasto borbonico, circondati da una corte di ecclesiastici, precettori e segretari. Distruggere e ricostruire sono le parole d'ordine. Vendere Napoli, il Golfo, il Vesuvio, e fare Eternapoli, una sorta di enorme parco tematico, è il loro progetto.
  

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I Negromonte, famiglia di imprenditori partenopei senza scrupoli, arricchiti a dismisura, godono dei favori e dell’intesa del potere centrale (un Presidente appena citato) e sono padroni indiscussi della città nonché pionieri di una nuova economia di rapina. Vivono tutti, pater-familias, fratelli, sorelle, coniugi e nipoti in un immenso palazzo settecentesco ricalcando grottescamente un presunto fasto borbonico, circondati da una corte sbeffeggiata di ecclesiastici, precettori e segretari. Distruggere e ricostruire sono le parole d’ordine. Vendere Napoli, il Golfo, il Vesuvio, vendere la vita di chi ci vive, e fare Eternapoli, una sorta di enorme parco tematico. Giuseppe Montesano ci fa entrare in questo teatro della rapacità e della sopraffazione attraverso Roberto (l’io narrante), giovane segretario di Cardano. Quest’ultimo, esteta e dandy, incistato, con altero dispetto, nella famiglia quale indegno marito di Amalia, unica figlia femmina del vecchio Negromonte. Roberto e Cardano ci fanno da guida dentro l’inferno della volgarità del potere. Vediamo avanzare sulla sedia a rotelle il vecchio capofamiglia, pontefice massimo di pantagruelici pranzi rituali: quello pasquale che culmina con la ribellione del più giovane Negromonte, Andrea, disgustato dalla servitù del danaro e pronto, cristianamente, a passare dalla parte degli ultimi della terra; quello natalizio durante il quale viene annunciato il suicidio di Andrea e che si trasforma in un monumentale collasso di cibi avariati, in un trionfo agghiacciante dello spreco. Contro gli efferati progetti dei fratelli Negromonte si leva il controcanto drammatico di altri giovani compromessi con il potere della famiglia e la voce più militante di un gruppo di disobbedienti, capeggiati da Scardanelli, archeologo ribelle. I Negromonte hanno fissato per Carnevale – un Carnevale di deliri tecnologici e di martellamenti mediatici – il regolamento dei conti con l’opposizione. Mentre la città scricchiola lugubremente, martoriata dagli interventi ricostruttivi di Eternapoli, squadracce di esecutori circolano mascherate tra la folla accecata dagli slogan. Una barca aspetta sul mare un piccolo gruppo di fuggiaschi. Ma esiste una vera possibile salvezza? 

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