Fra Tommaso Campanella, la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia: Documenti (Google eBook)

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A. Morano, 1882
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Page 567 - Passata la tempesta e l'aspro verno di quei sospir, che già doglioso e rio ferno un tempo mio stato, or lieto e pio, mi dona Amor nuovo piacer interno. Talché, o soave giorno, o cari strali, io che mosse la mia donna in mezzo al core, quando prima ver
Page 647 - Duca d'Ossuna, scritti da Francesco Zazzera (16161620), si leggono le seguenti parole : « Mercoledì 6 Settembre 1617, un dottore Antonio Serra, carcerato in Vicaria da molto tempo, si ha fatto chiamare da SE per voler fare grande utile alla Corte : onde venuto in palazzo , presente la Camera , con le ciarle , non ave altro concluso che chiacchiere , se n...
Page 575 - Come va al centro ogni cosa pesante dalla circonferenza, e come ancora in bocca al mostro che poi la devora, donnola incorre timente e scherzante; così di gran scienza ognuno amante, che audace passa dalla morta gora al mar del vero di cui s'innamora, nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Page 163 - Battista du statu optimae Reipublicae , et dicendoci lo le legge di quella , Lui disse , volesse Dio, che si trovasse, ma è quella di Platone, che non si trovo mai, et lo le risposi che s...
Page 568 - ... filosofando io non trovai, Se virtù di mutar fanciulla tiene pere in ambrosia, ei tristi in giorni gai cangiar vita, e costume hor mi conviene. N." 486. — Sonetto fatto dall'Autore sopra un bagno maudatoli dalla sua Donna nel quale ella s
Page 294 - Resp.i mai tal cosa, solamente mi racordo che il Campanella esplicando quelle parole del evangelio, majorem caritatem nemo habet ut animam suam ponat quis pro amicis suis, è che questo si intendeva dela vita corporale, è non dell' anima, quanto à quella parte superiore capace di beatitudine.
Page 573 - M' à me non lice più gire in parnasso ne d' olive adornarmi, ne d' allori che in atra tomba piango i miei dolori sol pianto ribombando il ferro, el sasso Dite hor ch' io ascolto voi canoro cigno cui avvien, che in pene e pure in morte canti Cesare invitto e vincitor benigno Troppo lungi son io da i preggi, e vanti d' huom si felice, à cui tutto è maligno quanto adopran quà giù le stelle erranti.
Page 550 - Sciolto e legato, accompagnato e solo, Gridando cheto, il fiero stuol confondo : Folle all'occhio mortai del basso mondo, Saggio al senno divin dell'alto polo. Con vanni in terra oppressi al ciel men...
Page 553 - Pontiane veggendo, indovina chi vince à soacchi, il fin de' versi miei. Dama fece il leon la sua pedina. N." 447. — Sonetto fatto à tutti carcerati per la med.' cansa La favella. el commercio vi si nega e la difesa à voi spiriti eletti; perche sol la virtu de'vostri petti l'orgoglio del tyranno affrena, e lega: E s'a fin alto charita vi piega i corpi sparti, e gl' nniti intelletti, saran, quai fù la croce, benedetti le forcho, il fuoco, gli uncini, e la sega.
Page 599 - ... della vittoria. 13° Far di nuovo tutte le scienze naturali e morali, cavandole dalla Bibbia e Santi Padri, per distoglier la gioventù da filosofi gentili, officina del Machiavellesmo ; e che questi libri avanzin Aristotile, et Piatone di verità, chiarezza, facilità, efficacia di ragioni, et esperienza per consenso di tutti, quelli, che l'esamineranno con senno vero.

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