Opere del cardinale Pietro Bembo, Volumes 1-2 (Google eBook)

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Società tipografica de'Classici italiani, 1808
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Page 41 - 1 mio mal sento, Perché di tue impromesse ancor mi pasci? Vattene ai lieti e fortunati amanti E lor lusinga, a lor porgi conforto, S'han qualche dolci noie e dolci pianti. Meco, e ben ha di ciò Madonna il torto. Le lagrime son tali ei dolor tanti, Ch'ai più misero e tristo invidia porto.
Page 70 - 1 tuo sacro et onorato busto Cadde, grave a se stesso, il padre antico, Lacero il petto e pien di morte il volto. E disse : ahi sordo e di pietà nemico, Destin predace e reo, destino ingiusto, Destin a impoverirmi in tutto volto; Perché più tosto me non hai disciolto Da questo grave mio tenace incarco, Più che non lece e più ch'i
Page 57 - n mezzo al suo bel monte Scolpirvi in lieta e coronata fronte Gir trionfando, e dar i voti al tempio: Poi che l' avete all' orgoglioso ed empio Stuolo ritolta , e pareggiate l'onte ; Or ch'avea più la voglia e le man pronte A far d
Page 49 - Gemelli a tergo Lasciando scalda Febo il nostro polo ? Rade volte in te sento ira né duolo , Né gli occhi al ciel sì spesso e le voglie ergo, Né tante carte altrove aduno e vergo , Per levarmi talor , s'io posso, a volo. Quanto sia dolce un solitario stato , Tu m...
Page 111 - Si levemente in ramo alpino fronda Non è mossa dal vento o spica molle In colto e verde poggio o nebbia in colle O vaga nel ciel nube e nel mar onda. Come sotto bel velo e treccia bionda In picciol tempo un cor si dona e tolle, E disvorrà quel, che più ch'altro volle, E di speranze e di sospetti abonda.
Page 35 - Lasso me, ch'ad un tempo e taccio e grido e temo e spero e mi rallegro e doglio, me stesso ad un Signor dono e ritoglio, de' miei danni egualmente piango e rido.
Page 247 - Senza che esse tutte ad ogni brieve caldicciuolo s'ascondono di picciola febbre che ci assaglia, o almeno' gli anni vegnenti le portan via, seco la giovanezza, la bellezza, la piacevolezza, i vaghi portamenti, i dolci ragionamenti, i canti, i suoni, le danze, i conviti, i giucchi e gli altri piaceri amorosi traendo. Il che non può non essere di tormento a coloro che ne son vaghi, e tanto ancor più, quanto più essi a que...
Page 112 - S'io movo per lodarvi e carte vergo, Presontuoso il mio penser non sia: Che mentre e' viene a voi per tanta via, Nel vostro gran valor m'affino e tergo. E forse ancora un amoroso ingegno, Ciò leggendo, dirà: «Più felici alme Di queste il tempo lor certo non ebbe. Due città senza pari e belle et alme Le dier al mondo, e Roma tenne e crebbe.
Page 158 - ... s'avolge in più cerchi; ma dinanzi, giù per le tempie, di qua e di là in due pendevoli ciocchette scendendo e dolcemente ondeggianti per le gote, mobili ad ogni vegnente aura, pare a 100 vedere un nuovo miracolo di pura ambra, palpitante in fresca falda di neve.
Page 48 - Qual meraviglia, se repente sorse Del volgar nostro in te sì largo fonte, Strozza mio caro, a cui del latin forse Vena par non bagnava il sacro monte? Sì rara donna in vita al cor ti corse Per trame fuor rime leggiadre e conte, Che poria de le nevi accender foco E di Stige versar diletto e gioco.

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