A vita: come e perché nel Partito democratico i figli non riescono a uccidere i padri

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Donzelli Editore, 2012 - Political Science - 199 pages
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Si può essere, in un regime democratico, leader a vita? Nell'Italia contemporanea, specie a sinistra, sembrerebbe di sì. Non c'è difatti democrazia occidentale che conosca una classe politica più duratura di quella che, da vent'anni, guida il più importante partito italiano del centrosinistra. Un partito che è stato continuamente ribattezzato, pur di non cambiare mai i nomi dei suoi leader, mentre i laburisti inglesi, i socialdemocratici tedeschi, i socialisti francesi hanno oggi dirigenti diversi da quelli che avevano alla fine del secolo scorso. La crisi di rappresentanza dei partiti italiani coincide con la crisi di credibilità delle loro leadership. Un problema evidente a tutti, ma che all'interno del Partito democratico è diversamente valutato: i più, semplicemente, non lo considerano un problema; altri lo cavalcano coi modi dell'antipolitica; altri ancora riconoscono la fondatezza della questione, ma la reputano secondaria rispetto ad altre. E chi la tiene nel giusto conto non è ancora riuscito a porla davvero al centro della propria iniziativa politica. Le primarie previste per l'autunno invertiranno questa tendenza? E i "figli"? Perché non riescono a uccidere i "padri"? Cosa li blocca? La penna caustica di un giovane quadro del partito prende l'iniziativa e apre dall'interno una discussione senza veli e senza sotterfugi.
 

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Contents

Quando i padri erano i figli
5
Lapprendistato dei giovani del compromesso
33
Come i figli di ieri diventano i padri di oggi
59
Parte seconda I figli
91
Come ringiovanire il vertice del
129
Bibliografia
171
Indice dei nomi
195
Copyright

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