L'uomo di Kabul

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Sperling & Kupfer, 2011 - Fiction - 444 pages
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Kabul è una città corrotta: in ogni vicolo, in ogni mercato, in ogni luogo pubblico allignano la violenza e il sopruso. Lo sa bene Osama Kandar, comandante della squadra omicidi, un uomo tutto d'un pezzo che non ha mai smesso di credere nel proprio mestiere. Musulmano convinto, ma sposato con Malalai, ginecologa che si rifiuta di indossare "il sacco azzurro sulla testa", Osama è un poliziotto vero, come non se ne vedono più. Tanto meno a Kabul, dove le uniche divinità sono ormai i dollari e i proiettili. Così, quando per ordini superiori la polizia archivia come suicidio la morte di un mediatore d'affari europeo, il commissario sa subito che qualcosa non quadra: troppa fretta, troppi dettagli ancora da chiarire. Ed è con questo caso all'apparenza banale che comincia per Osama un'inarrestabile discesa negli inferi della sua città e del suo Paese, dentro gli inganni e i maneggi di un governo sempre più manovrato dall'Occidente. "L'uomo di Kabul" unisce azione, suspense e intrigo politico. Ma, soprattutto, è il primo romanzo a mettere in scena un poliziotto afghano, un uomo che conosce bene, e in parte incarna, le contraddizioni del proprio Paese, e che non può fare a meno di ascoltare la voce della coscienza: un personaggio geniale, poetico, per cui è impossibile non parteggiare.
 

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