Dallo scavo al collezionismo: un viaggio nel passato dal Medioevo all'Ottocento

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Siamo nel 1485: lungo la via Appia è stato rinvenuto il sarcofago contenente il corpo intatto della fanciulla Aurelia. L'entusiasmo suscitato ai giorni nostri dal ritrovamento dei Bronzi di Riace e del Satiro danzante di Mazara del Vallo è il sentimento che da sempre accompagna ogni scoperta archeologica, dal ritrovamento a Siena nel Trecento della Venere con la firma di Lisippo, ai frammenti di vita quotidiana emersi dalle ceneri del Vesuvio, allo sfavillio d'oro del Tesoro di Priamo portato alla luce dal piccone di Schlieman. Le scoperte - da quelle casuali dovute alle trasformazioni edilizie a quelle venute alla luce grazie a scavi organizzati nei centri vesuviani, a Tuscolo, in Grecia e in Asia Minore - vanno di pari passo con il collezionismo, fenomeno di portata europea, che attinge da un lato al sottosuolo per recuperare le vestigia del passato più o meno remoto e dall'altro direttamente al mercato antiquario che immette il manufatto artistico, già restaurato, nel circuito di acquirenti più o meno facoltosi. Così sia collezionisti prestigiosi quali Lorenzo il Magnifico, i cardinali Alessandro Farnese o Ferdinando de' Medici, i Borghese, i Ludovisi o i Pamphilj, il cardinale Albani, Luciano Bonaparte o il Marchese Campana, sia quelli minori, si dimostrano tutti ugualmente attratti dal mondo antico di cui raccolgono le più varie testimonianze: gemme, monete, vasi dipinti, statue, oggetti d'uso, non solo del mondo greco romano, ma anche egizio, orientale, arabo.

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Contents

Le prime grandi imprese di scavo pag
188
Gli scavi di Alessandro Francois a Vulci 195
195
La collezione eclettica del Marchese Campana a Roma 204
204
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