Dizionario dei termini giuridici e dei brocardi latini

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Casa Editrice La Tribuna - Law - 536 pages
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Il diritto romano è, e rimarrà, un monumento alla capacità della mente di inquadrare i comportamenti sociali dell'uomo in schemi razionali. Già gli antichi avevano colto l'essenza del sistema giuridico da essi creato, definendolo scripta ratio, la ragione scritta. L'importanza fondamentale del diritto romano nella storia della civiltà non risiede, come potrebbe apparire a prima vista, solo nell'aver creato categorie giuridiche e istituti giuridici, ma bensí nell'aver studiato ed affinato, in un lento lavoro durato secoli, i concetti stessi di giustizia e di equità e le regole del pensiero che debbono guidare il legislatore e l'interprete nel ricercarne la realizzazione: la logica come strumento di realizzazione della giustizia. Il distillato di quest'opera dei giuristi antichi, da quelli romani ai glossatori, ai commentatori delle università italiane del Rinascimento, ci è dato dalle regulae iuris, dai brocardi, dai proverbi giuridici che, in larga parte, sono dedicati proprio a sintetizzare queste regole in frasi di semplice comprensione e memorizzazione, utili agli studenti di allora, ma che rappresentano un patrimonio culturale anche per i giuristi di oggi. Come si ricava dalla bibliografia, molte sono le raccolte di proverbi giuridici latini e tutte hanno dovuto affrontare il problema di guidare il lettore nel rinvenimento della massima che lo interessa. In genere, oltre ad indici analitici basati sull'istituto giuridico a cui la massima è riferibile, si è indicato il dato normativo moderno a cui la massima potrebbe ancora essere applicata. Questa soluzione non è però ottimale per il fatto che i proverbi giuridici latini, proprio per la loro caratteristica di essere dei concentrati di saggezza giuridica, di solito attengono a principi generali del diritto, oppure vengono applicati a situazioni che nulla più hanno a che vedere con l'ambito di applicazione originario. Accade così che ogni loro organizzazione sistematica comporti una riduzione del loro significato moderno; accade così per molte massime che, pur conoscendone l'esistenza, non si sa dove andarle a trovare entro la raccolta. La soluzione più ovvia sarebbe di inserire le massime in un computer e di affidarsi alla ricerca elettronica attraverso le parole del testo, italiane e latine, e attraverso classificazioni sistematiche. Considerando però che la diffusione dei mezzi informatici presenta ancora dei limiti, ho preferito seguire il sistema tradizionale dell'indice analitico molto curato in cui le massime sono rintracciabili in base alle parole od alle associazioni di idee che userebbe un giurista. Ho quindi qui raccolto, attraverso un' accurata selezione, che in questa edizione è stata significativamente ampliata, oltre 2900 tra proverbi giuridici latini, brocardi, regulae juris, definizioni giuridiche; ad essi ho aggiunto 2100 vocaboli o espressioni del diritto romano nonchè modi di dire latini e frasi celebri che ho ritenuto potessero essere egualmente di qualche interesse per il giurista che deve leggere un testo con citazioni in latino o per chi, più semplicemente, ricerca una citazione ad hoc da inserire in un testo o in un discorso. Nello scegliere i proverbi e le definizioni giuridiche ho seguito un duplice criterio: in primo luogo che essi avessero quelle caratteristiche di lapidarietà e di sinteticità che, per l'appunto, fanno distinguere un proverbio da una normale affermazione; in secondo luogo che essi fossero ancora di interesse attuale per lo studente di diritto o per il giurista. Ogni voce è stata tradotta in modo da rendere più chiaro possibile il suo significato e da limitare quindi al massimo ogni spiegazione; quando questa è stata indispensabile, l'ho formulata in modo sintetico. L'esigenza di chiarezza ha fatto sì che la traduzione sia talvolta letterale, talvolta libera. Qualcuno resterà meravigliato della punteggiatura seguita nel testo latino e che si discosta da quella usata nei testi tradizionali del passato. Il fatto è che i testi giuridici romani sono stati ristabiliti nella loro esatta lezione da giuristi tedeschi i quali hanno adottato l'uso rigido della virgola nella lingua tedesca: ogni frase secondaria separata dalla principale mediante una virgola, ogni pronome relativo preceduto da una virgola, e così via. Di conseguenza si trova Is damnum dat, qui iubet dare, con la virgola prima del qui, il che in italiano non ha senso, ed ancor meno ne ha in latino dove la virgola non veniva usata! Ho perciò seguito la regola di usare con assoluta parsimonia le virgole e, se necessarie, di metterle secondo l'uso della lingua italiana. Per ragioni derivanti dall'elaborazione elettronica l'ordine alfabetico non è sempre quello tradizionale, ma è basato esclusivamente sulla prima parola, anche se questa è una congiunzione o una preposizione. Il computer non è in grado di trascurare gli spazi tra le parole e quindi, mentre una volta si sarebbe seguito, ad es., l'ordine in amore - incognito - in dominio, ora il computer mette prima tutte le voci che iniziano per in seguito da uno spazio vuoto e poi le voci che iniziano con in seguito da una lettera dell'alfabeto. Sento il dovere di precisare, con la massima chiarezza, che circa 1600 dei brocardi qui riportati sono stati tratti dall'opera di DETLEF LIEBS, citata in bibliografia, a cui quindi va tutto il merito della selezione e ricerca dei testi originali che io ho provveduto a tradurre e ad integrare con altre fonti. In appendice riporto il testo latino delle XII Tavole con una moderna traduzione in lingua italiana, di sicuro interesse per gli studiosi del diritto romano. Lettori e-reader con poca capacità di calcolo sono sconsigliati.

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