Francesca da Rimini: tragedia di Gabriele d'Annvnzio, rappresentata in Roma nell'anno MCMI a di IX del mese di decembre

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peri Fratelli Treves, 1902 - Italian drama - 289 pages
 

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Page ix - Amor subitamente, Cui essenza membrar mi dà orrore. Allegro mi sembrava Amor, tenendo Mio core in mano, e nelle braccia avea Madonna, involta in un drappo dormendo. Poi la svegliava , e d' esto core ardendo Lei paventosa umilmente pascea: Appresso gir ne lo vedea piangendo.
Page ix - A ciascun' alma presa e gentil core, Nel cui cospetto viene il dir presente, A ciò che mi riscrivan suo parvente, Salute in lor signor, cioè Amore. Già eran quasi ch'atterzate l'ore Del tempo ch'ogni stella è più lucente, Quando m' apparve Amor subitamente Cui essenza membrar mi da orrore.
Page 183 - Io vi prego, vi prego che voi mi diate pace sol per quest'ora, mio bello e dolce amico, a fin ch'io possa addormentare in me l'antica pena et obliare il resto, e riavere ne' miei occhi il primo sguardo che s'affisò nel vostro viso sconosciuto; perché solo di questa rugiada hanno bisogno le mie ciglia aride, sol di riavere in loro la maraviglia di quel primo sguardo; e senton elle che la grazia viene, come un tempo sentivano nel sogno l'appressare dell'alba, sentono che saranno consolate forse,...
Page 190 - Certamente, dama," dice allora Galeotto "ei non si ardisce, né vi domanderà mai cosa alcuna per amore, perché teme, ma io ve ne priego per lui, e se bene io non vi pregassi, sì lo doveresti voi procacciare, perché non potresti voi più ricco tesoro conquistare.
Page 265 - FRANCESCA morente. Ah Paolo! Lo Sciancato per un attimo s'arresta. Vede la donna stretta al cuore dell'amante che con le sue labbra le suggella le labbra spiranti. Folle di dolore e di furore, vibra al fianco del fratello un altro colpo mortale. I due corpi allacciati vacillano accennando di cadere; non danno un gemito; senza sciogliersi, piombano sul pavimento. Lo Sciancato si curva in silenzio, piega con pena un de' ginocchi; su l'altro spezza lo stocco sanguinoso.
Page 59 - SCHIAVA Tre coppe d'amaro mi lascerai: la prima ch'io la beva di buon'ora; la seconda, nel punto di mezzodì; la terza, passato vespro. FRANCESCA Tre coppe d'amaro io non ti lascerò; che tu verrai meco, Smaragdi, alla città di Rimino, e sarai meco; e là vorremo avere una finestra verso la marina: et io ti conterò tutti i miei sogni perché tu vi discopra le facce della gioia e del dolore; et io ti parlerò di questa dolce sorella, della piccola colomba; e stare tu potrai alla finestra e guardare...
Page vii - O fratello, meco le tue sorti ardono, quando sul clamor del vulgo vestita dei tuoi spiriti rifulgo. „ fuesta è colei che all'arco mio sonoro pose la nova corda ch'ella attorse ed incerò perché sicura scocchi.
Page 277 - Tu mi nascesti in riva al mare etrusco, o poema di sangue e di lussuria, su le sabbie arse, tra il selvaggio rusco, laggiù, dove la costa di Liguria protesa par grande galèa che salpi, aspra di schiume se libeccio infuria. Quivi hanno patria i vènti, e l'aer palpita animoso agitando in vasta lite le torme delle nubi contro l'Alpi di Luni aguzze come le mesc!ute cui Dante rosse nella valle cerne quando s'appressa la città di Dite.
Page 97 - Non la vidi, né seppi dov'io fossi né chi mi conducesse in quel cammino, e non parlai e non udii parola, né varcai limitare, né ruppi impedimento, ma sol vidi una rosa che mi si offerse più viva che il labbro d'una fresca ferita...
Page 111 - Un dardo rasenta il capo di Paolo Malatesta, passandogli attraverso la chioma. Francesca getta un grido, abbandonando la fune ; e balza in piedi, prende fra le mani il capo del cognato credendolo trafitto, gli cerca tra i capelli la ferita. Più la sbigottisce il pallore mortale che si sparge sul volto di lui in quell'atto. La balestra cade a terra.

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