I primogeniti

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Fratelli Treves, 1905 - 364 pages
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Page 97 - Mircs che conduceva ad una radura nel bosco. Nel silenzio, sicuri dalla curiositÓ altrui, prese le ultime decisioni, si strinse un patto per cui ognuno di noi era legato alla vita del compagno. Il primo che avesse dimostrato paura sarebbe stato avvinto ad un albero e abbandonato nella solitudine dei campi a morir di fame. La sera di poi si parti.
Page 92 - ... lontana. Ai Trif˛ss, mentre il sole di chiaro si faceva rossigno e toccava le sue montagne madri, la compagnia dei monelli, formata larga corona intorno alle tre fonti, intonava una fra quelle antichissime canzoni che la piccola umanitÓ, ligia a' suoi sogni , si tramanda da immemorabile tempo, fedelmente.
Page 103 - Ah, divina maestÓ del mare, fu allora che al piccolo ignaro apristi l'anima oscura dell' antica madre! Quanto si rimase perduti nello stupore, non ricordo. So che ad un tratto Mirýn ebbe un grido : — Cerchiamo una barca ! — e si dette a correre lungo la spiaggia. So che molte altre vele e rosse [e bianche e vermiglie passarono , andarono , si perdettero.
Page 93 - Ricordo che,. mentre si saliva per la difficilissima viottola di Monte Maggio, ci giungeva monotono e chiaro il coro dei fanciulli alle fonti, e noi, gente superiore allora (gettavamo a pena un'ombra a sghimbescio su la terra) si sorrideva di quella fanciullesca ingenuitÓ, perchŔ avevamo in capo di compire cose grandi. Su l...
Page 103 - Ed ecco, all'improvviso, la sublime mara viglia, la grande maestÓ di due infiniti ci fu innanzi, distesa nella luce crepuscolare, come in una nebbia di sogno. Io so che, dopo un attimo, pass˛ una vela nel sole moribondo, una vela rossigna che a me parve, sotto il vento, accennasse a richiamo. Ah, divina maestÓ del mare, fu allora che al piccolo ignaro apristi l'anima oscura dell
Page 95 - Chi Ŕ il preferito deve parlare e, se non lo fa, guai a lui! Allora, cresciuti alla scuola di gente rude che aveva la sua ragione nella sua forza, poco s'indugiava dalle parole ai fatti. Cosý si convenne e, su la croce che Mirln tracci˛, giurammo in fede non trasgredire alla volontÓ della sorte.
Page 100 - Mirin che guardava smarritamente nell'aria. — Forse — rispondemmo. Nessuno di noi sapeva che fosse il mare; lo conoscevamo solo come una striscia luminosa fra cielo e terra. Il crepuscolo cedette il suo dominio alle stelle, la notte fu buia, solo, dai campi, si levarono, come scintille da un occulto fuoco, le lucciole.
Page 100 - Ad un tratto la bianca strada che si batteva fece un rapido gomito e prosegui diritta fra due alti filari di pioppi. Dal fondo, dove pareva gli alberi si congiungessero a cuspide, si appales˛ •agli occhi nostri la sorgente della bianca luce saliente nell'aria. — Vedi? Sono le case degli uomini! — esclam˛ Gasp¨r tendendo un braccio.
Page 101 - E verso sera eravamo al termine della grande pineta nella quale, l'un dietro l'altro, seguendo sentieri a pena tracciati fra i rovi e le macchie di ginepro, ci eravamo internati per giungere dove voleva la nostra volontÓ ferrigna condotta su aspre vie dal sogno che mai non riposa.
Page 99 - Si stendeva su gli alberi grandi; svaniva verso le prime stelle. Era come un bagliore di meteora, come il rompere della luna a traverso veli di nebbia. Ci soffermammo muti, palpitando per lo stupore. — ╚ la luna! — mormor˛ MirJn.

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