Il custode degli arcani

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Edizioni Piemme, 2011 - Fiction - 316 pages
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Ci sono notti in cui è impossibile dormire, ci sono casi che tolgono letteralmente il sonno. Lo sa bene il vicequestore Michele Arlia, napoletano trapiantato alla questura di Roma, che alle quattro del mattino è ancora seduto alla scrivania del suo studio, avvolto in un pigiama stazzonato, la pipa in bocca rigorosamente spenta, causa angina imminente. Arlia non è certo quel che si dice un patito dell'azione, come lasciano intendere i trenta chili in sovrappeso, dislocati perlopiù intorno a un immaginario girovita; è un riflessivo e spesso viene colto da folgoranti e risolutive intuizioni proprio durante la notte, magari in compagnia di un brano di Mozart e un panino a cinque strati. Questa volta, però, non sembra davvero possibile comprendere quale movente abbia spinto l'assassino a uccidere una come Delia Mantoni, una donna qualunque, devota, sola, dal passato immacolato. L'unico indizio rinvenuto sul cadavere è una carta dei tarocchi, la Fortuna: Arlia se la sta rigirando tra le mani, da ore ormai, senza riuscire a darsi una spiegazione. E poi c'è la scena del delitto: il corpo giaceva nella chiesa di San Lorenzo in Lucina accanto alla tomba di Nicolas Poussin, dove appare l'oscura iscrizione "Et in Arcadia ego", che per alcuni studiosi sta a indicare il vero sepolcro di Cristo. Quando in un'altra chiesa romana viene ritrovato un secondo cadavere, questa volta accasciato su un'acquasantiera con la carta dell'Eremita accanto, Arlia capisce di avere a che fare con qualcosa di più.
 

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