Il giorno che durò vent'anni

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Edizioni Mondadori, Oct 16, 2012 - History - 264 pages
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Nella storia politica dell'Italia unita - spesso contrassegnata da un'inequivocabile tendenza al trasformismo ideologico dei suoi protagonisti - non è poi così azzardato rintracciare un evento, un fatto, una data capaci di segnare un vero e proprio spartiacque tra un "prima" e un "dopo". Quella presa in considerazione da Antonio Di Pierro in questo libro è una data che ha condizionato l'intera storia europea del Novecento, inaugurando il secolo delle dittature. Il 28 ottobre 1922 è un sabato molto piovoso. Benito Mussolini - che ha fondato i Fasci italiani di combattimento appena tre anni prima, dopo essere stato un leader del massimalismo socialista - ha scatenato l'insurrezione armata: le sue camicie nere sono state mobilitate e marciano su Roma per conquistare il potere con la forza. "Marciare", un termine improprio. Il grosso dei fascisti conta di arrivare nella capitale in treno. Gli squadristi si sono impadroniti di numerosi convogli - soprattutto in Toscana - e nella notte li hanno messi in movimento verso l'obiettivo prefissato. Obiettivo che, almeno per quella giornata, non riescono a raggiungere perché i militari hanno divelto i binari o fatto deragliare alcuni vagoni, tagliando così alle colonne fasciste la strada verso la capitale. A quel punto, la marcia su Roma può dirsi conclusa con una cocente sconfitta. Il governo si è riunito in piena notte e ha approvato lo stato d'assedio. L'esercito ha assunto i pieni poteri ed è partito l'ordine di arrestare i promotori del colpo di Stato. In cima alla lista c'è il nome di Mussolini. Come è stato possibile, dunque, che il capo degli insorti sia diventato il nuovo capo del governo? Che cosa accadde di così imprevedibile, in quelle ore, perché la bruciante disfatta si tramutasse - per i fascisti - in una clamorosa vittoria? La risposta sta tutta nel succedersi degli eventi di quel fatidico giorno, e in particolare nella decisione del re Vittorio Emanuele III di non firmare il decreto sullo stato d'assedio. Fu così che il 28 ottobre diventò il "giorno zero" del calendario dell'era fascista, la cui datazione - da scrivere rigorosamente in numeri romani, in aggiunta all'anno gregoriano - sarebbe poi diventata obbligatoria in tutti gli atti pubblici e non solo: quella notte, manganelli, olio di ricino e opportunismi fecero sì che il leader di un piccolo partito conquistasse il timone di una nazione intera. La marcia su Roma, atto di nascita di una dittatura ventennale, fu poi mitizzata per ragioni di propaganda dallo stesso Mussolini, che la utilizzò per indicare il superamento della vecchia democrazia parlamentare e il sorgere del nuovo regime totalitario. In occasione dei novant'anni dalla marcia su Roma, Antonio Di Pierro - selezionando con meticolosità e scrupolo la mole sterminata di fonti ormai disponibili sull'argomento - ripercorre, tramite la voce dei principali protagonisti dell'epoca e attraverso un efficace resoconto in presa diretta, i momenti cruciali di quel drammatico giorno. Perché se è vero che definire il fascismo è, anzitutto, "scriverne la storia", conviene partire dal suo inizio.
 

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