Il messaggio della grande crisi dei mutui

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Arianna Editrice, 2009 - Business & Economics - 1322 pages
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È frequente sentire addebitare la responsabilità della crisi attuale all'assenza di regolamentazione dei mercati finanziari, all'avidità delle banche d'affari e dei loro top manager, alla connivenza tra vigilati e organismi di vigilanza, alle perversioni dell ingegneria finanziaria. Certamente tali fattori hanno contribuito all'accumulo della montagna di debiti che è rovinosamente franata. Ma come è stato possibile che nei paesi sviluppati una quota non irrilevante di cittadini ha dovuto ricorrere così massicciamente al credito? Perché hanno cercato di convincerci che il debito privato fosse una virtù e quello pubblico un vizio? C'è un motivo per cui la storia economica recente è un susseguirsi di gravi crisi finanziarie (1992: Italia e Regno Unito, 1995: Messico e America Latina, 1997: Asia; 1998: Russia, 2000: Net Economy, 2001: Argentina)? È impossibile capire i recenti avvenimenti senza analizzare gli squilibri tra le grandi aree economiche e senza considerare i processi di deterioramento del contesto sociale. L'aumento delle disparità di reddito, lo spostamento del baricentro economico del mondo e gli scompensi che caratterizzano la maggiore economia del pianeta sono gli elementi in grado di spiegare il difficile momento che stiamo vivendo. La corsa del modello di sviluppo capitalistico che conosciamo sembra essere arrivata al suo capolinea: incapacità di garantire benessere ad ampi strati di popolazione, esaurimento delle risorse del pianeta e snaturamento del meccanismo rappresentativo democratico sono spie di una pericolosa involuzione del sistema. C'è un altra strada da percorrere prima del collasso definitivo?

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