Il nuovo giudizio di appello e di cassazione nel processo civile

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Casa Editrice La Tribuna - Law - 219 pages
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Un Governo composto da persone estranee al mondo della politica attiva e indicate come “tecnici” ha ricevuto l'incarico di recuperare all'Italia credibilità sul piano internazionale e assumere provvedimenti rivolti a risanare l'economia. Molti, però, erano i problemi che attendevano da tempo di essere affrontati, in una società in rapida evoluzione e insofferente dei disarmanti tempi delle discussioni parlamentari. Alcuni di questi problemi riguardavano, e riguardano, temi etici e di convivenza civile, quali l'assetto giuridico delle coppie di fatto e delle coppie dello stesso sesso. Tutti temi di grande respiro, e tuttavia esulanti dalle finalità per le quali si era giunti a un governo definito anomalo, per la sua composizione. Altre questioni attenevano, e tuttora concernono, aspetti della vita sociale aventi riflessi indiretti sulle risorse economiche collettive; e non sorprende, pertanto, che proprio attraverso la chiave fornita da questi effetti riflessi siano state emanate anche norme di disciplina del processo civile nel contesto di un provvedimento per tutto il resto dedicato alla dettatura di regole di contenuto patrimoniale. Alcune forze politiche hanno additato come un fuor d'opera l'aver intrapreso da parte del governo iniziative relative alla giustizia civile, apparendo una siffatta scelta come un eccesso dal mandato ricevuto in sede di fiducia dalle camere. E tuttavia le fonti di informazione hanno in modo convincente spiegato che anche l'efficienza dell'apparato giudiziario contribuisce a formare l'immagine di un Paese moderno e affidabile; istituti di ricerca e di statistica hanno valutato nell'1 % del PIL nazionale il beneficio che una macchina giudiziaria all'altezza delle aspettative può apportare a soddisfazione delle attese di investitori stranieri e operatori economici in genere. Occorre riflettere, dunque, che la certezza di veder riconosciute le proprie ragioni, da un giudice, rapidamente e senza possibilità di sotterfugi, costituisce il fondamento della fiducia che un creditore può riporre nell'utilità del suo investimento. La consapevolezza che un inadempimento di obbligazioni può essere represso e sanzionato con la forza della legge anziché essere premiato da lungaggini e inutili burocrazie contribuisce indubbiamente alla serietà complessiva di un gruppo sociale determinato a vivere nel contesto di Stati moderni. Sotto questi profili, l'iniziativa governativa può non soltanto essere compresa e giustificata ma anche condivisa, quale aspetto indissolubile di una ben più vasta manovra di aggiornamento della Nazione nella quale viviamo. Altro discorso, naturalmente, è quello della oculatezza e della tipologia delle scelte adottate, che molti avrebbero voluto diverse e che, in quanto scelte, appunto, sono sempre opinabili. Deve comunque darsi atto al Governo, e al Parlamento che ne ha approvato l'azione con la conversione in legge del così detto “decreto sviluppo”, di avere rivolto l'attenzione a un obiettivo che richiedeva di essere perseguito, come del resto hanno espressamente riconosciuto le associazioni dell'avvocatura e l'Associazione nazionale magistrati. Seguiranno discussioni, consensi e critiche. Cominciamo comunque a riconoscere che era ormai tempo di occuparsi nuovamente del processo civile, cronico ammalato destinatario di molteplici ricette e ancora lontano da una auspicata guarigione. Norme e principi possono sempre adattati e volti al meglio, quando ne esiste la volontà e si opera con buona fede.

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