L'odore dei soldi

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Questo libro illustra alcuni aspetti cruciali della storia di Silvio Berlusconi attraverso una scelta commentata di documenti. L'intervista che Paolo Borsellino rilasciò, due mesi prima di morire, a una TV francese sulle indagini della sua Procura sui rapporti tra Berlusconi, Marcello Dell'Utri e Vittorio Mangano. I rapporti stilati da un funzionario della Banca d'Italia e da un ufficiale della Dia, per conto della Procura antimafia di Palermo, su centinaia di miliardi di investimento al gruppo Fininvest. Gli interrogatori di Berlusconi e Dell'Utri al processo di Torino per le fatture false di Publitalia. E, per finire, la legge Tremonti, come "prova su strada" del conflitto di interessi.

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l'ascesa di berlusconi ha affascinato milioni di italiani; nel corso degli anni diversi guastafeste hanno cercato di andare oltre questa scintillante facciata per rispondere ad una domanda banale: chi gli ha dato i soldi? questo libro affronta alcuni aspetti cruciali della sua storia attraverso una scelta commentata di documenti pesanti. 

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Cominciamo dall'inizio: Cavaliere, dove ha preso i soldi? Già, perché, come ricorda Luttazzi a Satyricon, ancora non si sa. Non si sapeva il 14 marzo 2001 e non si sa tutt’ora. Nonostante il mistero che avvolge 114 miliardi di lire piovuti sulla Fininvest negli anni ’70-’80 (500 miliardi del 1997, per capirci), questo modesto mattoncino di 347 pagine pubblicato da Editori Riuniti nel febbraio del 2001 spiega la provenienza e l’assurdità di altri (tanti!) soldi ricavati, o, meglio, guadagnati dal signor Silvio Berlusconi. Già, perché la parabola del bravo imprenditore magnanimo che grazie al duro lavoro e a un brillante talento imprenditoriale crea dal nulla un grande impero finanziario e che poi sacrifica la cura dei suoi interessi per consacrarsi al servizio del paese fa acqua da tutte le parti, acqua avvelenata, ed è degna di un romanziere di successo. Il libro parte da sei importanti documenti: l’intervista a Paolo Borsellino 52 giorni prima dell’attentato che lo ha ammazzato, la relazione del dirigente Bankitalia Giuffrida, la relazione del maresciallo della Dia Ciuro, l’interrogatorio a Dell’Utri e la testimonianza di Berlusconi medesimo sulle fatture false di Publitalia (azienda pubblicitaria dell’impero Fininvest) e una memoria tecnica sulla legge Tremonti (decreto-legge 357 del 10 giugno 1994, convertito con modificazioni dalla legge 489 dell’8 agosto 1994) della commercialista dott. Mottarelli. Nell’intervista citata, Borsellino parla, con una certa ironia, dei rapporti fra Berlusconi, Marcello Dell’Utri ed il mafioso Vittorio Mangano, vissuto per due anni (1974-76) nella villa di Arcore del dott. Berlusconi. 52 giorni dopo il magistrato salta in aria. Berlusconi e Dell’Utri saranno indagati nel processo ai “mandanti a volto coperto” delle stragi che hanno visto la morte di Falcone e Borsellino (Capaci e via D’Amelio). Trascurabili coincidenze? Il processo sarà poi archiviato. Nelle relazioni di Giuffrida e Ciuro, veramente complicatissime, si parla di soldi, di banche, di misteriose holding (contenitori di denaro che non si capisce poi dove cominci, ma si intuisce dove finisca, aggiungo io!), società finanziare (come la Banca Rasini, utilizzata per il riciclaggio del denaro sporco della mafia) classificate (ops!) come “negozi di parrucchiere ed estetiste”, misteriosi documenti sui soldi di Berlusconi che prendono fuoco da soli, banche che, se osano mettere il becco nelle TV del Cavaliere, fanno una brutta fine, come la Efibanca, prestanomi insoliti come casalinghe, malati terminali o con ictus irreversibili e tanti, tanti, tanti soldi, e, come dice Berlusconi nella testimonianza, “pecunia non olet”, i soldi non puzzano. Ma odorano, si intuisce dal titolo del libro. Gli interrogatori sono esilaranti, e in parte anche molto divertenti. Dalla relazione sulla cosiddetta Legge Tremonti si apprendono cose pazzesche. Quando si dice il conflitto di interessi. La legge Tremonti, in soldoni, all’art 3 stabilisce la detassazione alle imprese che reinvestono gli utili. Una legge neutra, quindi. Se non fosse che, un bel giorno, un’azienda chiamata Mediaset acquista dei film e chiede di poter usufruire delle agevolazione date dalla legge Tremonti. Ha risposta positiva dal governo. Molto sono i dubbi sul fatto che Mediaste avesse diritto alle agevolazioni, ma poniamo anche che fosse così. Il problema è che a beneficiare di questa legge è colui che l’ha scritta, cioè Berlusconi medesimo, che con una mano è Presidente del Consiglio e con l’altra è Presidente di Mediaset. In pratica, Berlusconi si è chiesto da solo se poteva usufruire della legge, e, sempre da solo, si è risposto “sì!”, e ci ha guadagnato 243 miliardi! Poi dice che non ruba soldi ai cittadini per darli alla Fininvest. Quei 243 miliardi, per la cronaca, erano soldi dei contribuenti, quindi nostri (per la RAI c’è il canone, per Mediaset…)! Ci ringrazierà, un giorno. In sette anni, dalla pubblicazione del libro, mai una sola parola di questo libro è stata smentita. 

Contents

Introduzione Cavaliere dove ha preso i soldi?
9
Premessa Un mafioso ad Arcore
25
Documento Fabrizio Calvi intervista Paolo
47
Copyright

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