La bellezza e l'orrore

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Giulio Einaudi Editore, Mar 6, 2012 - History - 630 pages
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Leggi un estratto *** Nell'estate del 1914 furono in tanti a salutare con gioia l'inizio della Prima guerra mondiale; si pensava che non sarebbe durata a lungo, che sarebbe stata simile ai tanti altri conflitti che avevano coinvolto in passato il continente europeo, che avrebbe anzi avuto un effetto salvifico sulle coscienze: come non ricordare Marinetti che solo qualche anno prima aveva definito la guerra la «sola igiene del mondo»? Nessuno immaginava che alla fine avrebbe coinvolto quasi quaranta paesi, e pochi intuirono che i tempi erano ormai cambiati, che il conflitto sarebbe stato dominato dalla tecnica, da un impiego di mezzi mai visto prima. L'esaltazione fu però di breve durata, seguita ben presto dall'apatia, dall'insofferenza per la noia di lunghe giornate trascorse in trincea senza che nulla accadesse, dalla frustrazione per la «scoperta del vero volto della guerra» ma anche di se stessi. Ed è la parabola che seguono anche i diciannove protagonisti, tutti realmente esistiti, di questo straordinario affresco costruito sulla scorta di lettere, diari, articoli di giornale: alcuni di loro sono direttamente coinvolti nel conflitto, la morte li sorprende a Verdun, a Ypres, sulla Somme (è qui che fanno la loro prima apparizione i carri armati), in Russia, nei Dardanelli, sull'Altopiano di Asiago, oppure nell'Atlantico dove ad attenderli sono i micidiali sottomarini tedeschi. Altri invece - come il funzionario ministeriale francese o la giovane studentessa nella Prussia orientale - vivono lontano dalle carneficine, ma non sono comunque risparmiati dal generale tracollo. E quando dopo quattro anni quell'insensato massacro ha fine - i morti furono quasi venti milioni, altrettanti i feriti - chi sopravvive si ritrova spogliato di ogni sogno, di ogni prospettiva: e due decenni più tardi nuovamente coinvolto in un conflitto ancora più tragico. *** «Peter Englund dimostra quanto possa essere affascinante la storiografia. Il suo è un libro rischioso e inquietante che infrange le leggi dei generi letterari». «Der Spiegel»
 

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