La bontà insensata

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Edizioni Mondadori, Feb 22, 2011 - Political Science - 272 pages
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«Mi sono reso conto che non riusciremo mai a debellare dalla Storia il male che gli uomini commettono nei confronti degli altri uomini. Nonostante il trauma di Auschwitz, i genocidi e i crimini contro l'umanità sono continuati nei gulag staliniani, in Biafra, in Ruanda, in Bosnia e altri ne seguiranno ancora.» Queste parole di Moshe Bejski non sembrano lasciare spazio alla speranza. Eppure la sua vita di scampato alla deportazione grazie all'aiuto di Oskar Schindler e la successiva fondazione del Giardino dei giusti, da lui ideato, rappresentano proprio un esempio che esorta a non cedere di fronte all'apparente ineluttabilità del male nel mondo. Ogni albero del Giardino ricorda la vita di un uomo che ha salvato almeno un ebreo dalla persecuzione nazista durante la Shoah. Gabriele Nissim, giornalista e saggista, ha dialogato a lungo con Moshe Bejski nel corso degli anni, contribuendo alla diffusione delle storie dei giusti provenienti da tutto il mondo. L'autore ci guida in un itinerario del tutto particolare. Ci invita a rileggere i grandi pensatori del Novecento - Hannah Arendt, Vasilij Grossman, Etty Hillesum, Hans Jonas, Varlam 1alamov, Itsván Bibó, Jan Patocka, Václav Havel - che si sono interrogati sul bene possibile nelle situazioni estreme, e indaga il significato dei termini «responsabilità», «dignità», «verità», «giudizio», «perdono», «conciliazione», cercando di individuare, all'interno di tanti racconti, quale sia stata di volta in volta la molla che ha spinto i protagonisti a gesti di bontà apparentemente insensata. La speranza è che questo esercizio della memoria possa dare l'avvio a una sorta di staffetta della responsabilità morale che si tramandi di generazione in generazione, come aveva immaginato il giudice Giovanni Falcone. E come è accaduto nel caso di Pierantonio Costa, il console italiano in Ruanda che, proprio richiamandosi alla storia di Giorgio Perlasca, l'uomo che durante la seconda guerra mondiale si finse diplomatico per salvare cinquemila ebrei, nel 1994 si adoperò per portare in salvo duemila tutsi condannati a morte certa. O del generale Jovan Divjak, eroe delle resistenza di Sarajevo, che ha dato vita a un'associazione finalizzata all'educazione dei giovani, affinché possa formarsi una generazione che cresca nell'idea della tolleranza e del rispetto reciproco. Perché i giusti, conclude l'autore, «non uomini santi, ma imperfetti come lo siamo tutti, li possiamo considerare degli amici che ci insegnano a vivere la nostra quotidianità con il piacere di venire in soccorso del più debole, di avere il coraggio di pensare da soli, di non mentire a noi stessi, di essere capaci di mettersi al posto degli altri, di saper perdonare, di non sentirsi depositari della verità». È questo il vero segreto dei giusti: hanno agito in un certo modo perché, come insegna Socrate, volevano sentirsi meglio con se stessi.
 

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Gabriele Nissim
 
 
I
II
III
V
VI
VII
VIII
IX
 
 
 

IV

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