Lo Zingaro e lo scarafaggio

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Edizioni Mondadori, Jul 10, 2012 - Political Science - 204 pages
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"Sei nato con il dono di saper giocare al pallone, ti è andata anche abbastanza bene perché alla fine in qualche squadra decente hai pure giocato, due soldi da parte te li sei messi, e se non eri così deficiente e senza palle, magari riuscivi a giocare una volta in serie A. In Champions League no, ma in serie A sì. Hai avuto un regalo, quella era la tua strada. La mia strada, invece, era avere la faccia del cattivo." Una cicatrice sul viso, un passato di agente speciale, una Bmw bianca, una pistola carica. E un campionato da manipolare. Hristiyan Ilievski è lo Zingaro, il pregiudicato- latitante macedone che ha minacciato e corrotto centinaia di giocatori diventando il nemico pubblico numero uno del calcio italiano. E questa è la storia (vera) della sua fuga dall'Italia, tra il 1° e il 15 giugno 2011, i giorni dell'arresto di Beppe Signori, i giorni in cui il pallone si scoprì malato ma fece finta di niente. Lo Zingaro e lo scarafaggio è la rielaborazione in chiave romanzesca di un'inchiesta giornalistica lunga più di un anno, condotta per il quotidiano "la Repubblica" attraverso la consultazione di fonti dirette tra Roma, Bari, Cremona, Milano, Singapore e Skopje. Un road movie sulle miserie del calcio italiano, tra i sogni di gloria di una banda sgangherata e la spietata ferocia delle mafie internazionali. È la storia di come si è rotto il giocattolo del pallone, tra la distrazione dei tifosi e il colpevole disinteresse della politica: oggi che in ogni momento, in ogni luogo e su qualsiasi evento sportivo si possono "muovere" milioni di euro, la legge italiana è ancora ferma alla schedina del Totocalcio. Per questo la criminalità organizzata ha scelto di investire sul calcio più che sulla droga: il guadagno è maggiore e si rischia meno di un usciere che intasca una mazzetta di qualche euro. Ma questo libro è anche una ballata triste che celebra personaggi come il calciatore Gervasoni, "lo scarafaggio ", che prima si vende e poi si pente, o come l'antieroico portiere Paoloni, accusato di aver avvelenato i propri compagni di squadra per una scommessa a perdere, vero simbolo di un movimento sportivo e, forse, di un intero paese. Un paese che, alla fine, disgusta persino lui, l'orrido Hri lo Zingaro: "Voi avete bisogno di gente come me. Vi serve la gente come me, così potete puntare il vostro dito del cazzo e dire: "Quello è un uomo cattivo". E dopo come vi sentite, buoni? Voi non siete buoni. Sapete solo nascondervi, solo dire bugie..."
 

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