Novelle, Volume 3

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G. Silvestri, 1813
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Page 68 - Niccolò lo pregaste che con una de le sue piacevoli novelle ci volesse ricreare. Egli che è uomo discreto e cortese disse di farlo, onde narrò una piacevol novella che non poco vi piacque, ea me commetteste che io volessi scriverla. Il che avendo fatto, ve la mando e al glorioso nome vostro consacro. Vi prego bene a considerare che messer Niccolò è uno de' belli e facondi dicitori e molto copioso de la vostra Toscana e che io son lombardo.
Page 298 - Anselmo, se io userò nuovo modo in parlarti, che nella nostra città non s' usa, chiamandoti signor mio, come sempre ti chiamerò e terrò, perché tu hai fatto cosa che merita che così ti nomi. Io da te riconosco questa povera vita, la quale eternamente sarà ad ogni tuo voler ubbidientissima. Mia sorella da te ha ricevuto me suo fratello e il suo onore e la sua quiete. Se la malignità della contraria fortuna non ci avesse trovati, ella ed io avremmo di pari gratitudine all'obbligo che teco abbiamo,...
Page 173 - Il perché assai meglio ci saremmo accoppiati tutti dui insieme che 10 non faccio col marchese. E tanto più fora stata la vita mia lieta e contenta avendovi voi per marito e signore, che ora non è, quanto che io prima amai voi che il marchese, essendomi stata data speranza che io deveva divenir vostra e voi mio.
Page 418 - ... de l'arte molti doni e vasi d'argento gli diede ed insieme coi compagni liberi e salvi con le robe a Napoli fece per mar portare. Certo gloria grandissima fu questa de l'arte, che un barbaro natural nostro nemico si movesse a premiar quelli che schiavi sempre tener poteva.
Page 274 - ... casa del Montanino uscite, piangessero. Colui che di tutto era informato narrò puntalmente ad esso Anselmo il caso di Carlo. Come Anselmo ebbe inteso il periglio ove Carlo si trovava, se n'andò a casa che, come già detto abbiamo, era a quella di Carlo vicina, e come fu scavalcato, subito entrò in camera e serratosi dentro, essendo solo ed interamente pensando a le cose udite, conobbe chiaramente che Carlo, o fosse colpevole o no, che questo egli non poteva giudi» care, voleva prima morire...
Page 411 - ... sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo dipingere. Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì che non v'averebbe.
Page 232 - ... male aveva la precedente notte dormito, vinto dal sonno suso una banca s'era assiso e quivi ne la sala dormendo posava. Occorse a madama la delfina in quell'ora uscir fuori de la sua camera e passar per la sala, la quale passando indi vide maestro Alano che dormiva. Onde inviatasi verso lui, fece con mano cenno a tutti quelli che seco erano che non facessero strepito né per modo alcuno lo risvegliassero.
Page 411 - L'ho anco veduto secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava, partirsi da mezzo giorno, quando il sole è in lione, da Corte vecchia ove quel stupendo cavallo di terra...
Page 297 - Venne la notte ; e circa due ore di quella , essendo il tempo da Carlo statuito di far quanto s' era conchiuso , egli con la sorella ed un servidore che portava una lanterna col lume dentro , andò a casa d' Anselmo ; e quivi giunto, cominciò a batter la porta . Venne un servidore, e disse : chi batte?
Page 284 - Salimbene , ed investigando tra sé chi mosso l'avesse ad usar cotanta generosità , sapendo l'antica e crudel nimicizia che tra' Salimbeni e Montanini con tanto spargimento di sangue era durata, non sapeva che cosa imaginarsi né che si dire. Profondandosi poi senza fine nei pensieri, e minutamente tutte l'azioni d'Anselmo esaminando , e conoscendo che non ci era merito nessuno dal canto suo verso lui, gli sovvenne che talvolta l'aveva veduto molto affettuosamente guardar con occhio amoroso Angelica,...

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