Raccolta dei poeti satirici italiani: premessovi un discorso intorno alla satira ed all' ufficio morale di essa, Volume 1

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Dalla Società editrice della Biblioteca dei comuni italiani, 1855 - Satire, Italian
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Page xxxv - Se mai continga che il poema sacro Al quale ha posto mano e cielo e terra, Sì che m'ha fatto per più anni macro, Vinca la crudeltà che fuor mi serra Del bello ovile ov...
Page 78 - Costabil, sì e' ho il terzo Di quel ch'al notar vien d'ogni negozio. Gli é, perché alcuna volta io sprono e sferzo Mutando bestie e guide, e corro in fretta Per monti e balze, e con la morte scherzo. Fa' a mio senno, Maron, tuoi versi getta Con la lira in un cesso, e un'arte impara, Se beneficio vuoi, che sia più accetta. Ma tosto che n...
Page 128 - Dio, non de' parerci strano se talor cade giù cieco e confuso. Ma tu, del qual lo studio è tutto umano e son li tuoi...
Page 102 - So ben che dal parer dei più mi tolgo, che '1 stare in corte stimano grandezza, che io pel contrario a servitù rivolgo. Stìaci volentier dunque chi la apprezza; fuor n'uscirò ben io, s'un dì il figliuolo di Maia vorrà usarmi gentilezza. Non si adatta una sella o un basto solo ad ogni dosso: ad un non par che l'abbia, a l'altro stringe e preme e gli da duolo.
Page 123 - 1 fren gli tinge: Non sa il cavallo a chi ubbidir, oa questo Che '1 torna addietro, oa quel che l'urta e spinge: Pur se ne sbriga in pochi salti presto; Rimane in terra il cavalier col fianco, Con la spalla...
Page 140 - Dimmi ch'io potrò aver ozio talora Di riveder le Muse, e con lor sotto Le sacre frondi ir poetando ancora: Dimmi che al Bembo, al Sadoleto, al dotto Giovio, al Cavallo, al Blosio, al Molza, al Vida Potrò ogni giorno, ea Tibaldeo far motto; Tor d...
Page lxvi - Fa che la povertà meno m' incresca, E fa che la ricchezza sì non ami Che di mia libertà per suo amor esca : Quel ch'io non spero aver, fa ch'io non brami ; Che né sdegno né invidia mi consumi , Perché Marone o Celio il signor chiami : Ch' io non aspetto a mezza estate i lumi , Per esser col signor veduto a cena ; Ch' io non lascio accecarmi in questi fumi.
Page 81 - Se avermi dato onde ogni quattro mesi ho venticinque scudi, né sì fermi che molte volte non mi sien contesi...
Page lxviii - Che sozzopra voltandola, una parte Al suo bastardo sangue ne rimagna . Le scomuniche empir quinci le carte, E quinci esser ministre si vedranno L'indulgenze plenarie al fiero Marte.
Page 139 - Ch'avea dormito un lungo sonno, e visti I nuovi frutti sul capo sederse; Le disse: chi sei tu? come salisti Qua su? dove eri dianzi, quando lasso Al sonno abbandonai questi occhi tristi?

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