Radio città perduta

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Giulio Einaudi Editore, Sep 27, 2011 - Fiction - 320 pages
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Rey è stato sulla Luna. Strano posto per un botanico innamorato della magia della giungla, un uomo mite, un intellettuale. Eppure c'è stato, così come l'hanno visitata centinaia di suoi concittadini: anche se nessuno di loro è un astronauta. La «Luna» è come chiamano il campo di detenzione e tortura in cui il governo manda i dissidenti. Poi un giorno, poco prima della fine della guerra, Rey scompare nel nulla, lasciando Norma nella disperazione di chi non può nemmeno conoscere il destino del proprio marito. Sono passati dieci anni da allora, e oggi Norma è una delle voci più amate del paese perchè conduce un programma nell'unica radio rimasta nella capitale, un programma così semplice eppure di tale forza da essere rivoluzionario: durante la trasmissione legge i nomi delle persone scomparse, presumibilmente rapite o uccise dal governo. La vita prosegue con la muta disperazione dei sopravvissuti, fin quando alla porta della radio non bussa Victor, un bambino proveniente dal villaggio 1797, la stessa zona della giungla in cui si recava così spesso Rey per motivi scientifici. Anche Victor ha una lista di persone scomparse, una lista da far leggere a Radio città perduta. Il paese in cui è ambientato il primo romanzo di Daniel Alarcón non ha nome: così come non hanno più nome i villaggi e le città, sostituiti dal governo con dei numeri, così come non hanno più nome i dissidenti fatti scomparire nelle prigioni e nei campi. La guerra e un ancora più straziante dopoguerra hanno cancellato i nomi e, a volte, i confini tra vittime e carnefici. Una dittatura dell'oblio in cui si può leggere in filigrana la storia più o meno recente del Sudamerica, ma anche quella di ogni luogo del mondo in cui ancora c'è qualcuno che, ostinatamente, tenta di dare voce a chi voce non ha più. *** « Radio città perduta è un romanzo di una potenza straordinaria, scritto da un autore che, per ricchezza creativa e senso del colore, già oggi non è secondo a nessuno». The Guardian
 

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