Rime di Eustachio Manfredi, con un ristretto della sua vita ed alcuni lugubri componimenti recitati in occasione della sua morte

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Page 23 - Di que' soavi innamorati sguardi! Ma il gran piacer codardi Vi fece al nobil volo, Che avvicinar poteavi a tanta altezza ; Chè nò altrove bellezza Maggior sperar poteste, Folli, e tra voi diceste, Quella mirando allor presente e nova: Qui di posar ne giova, Senza seguir la scorta del bel raggio, Qual chi per buon soggiorno oblia '1 viaggio. Vedete or come accesa D' alme faville e nove Costei corre a compir l'alto disegno!
Page 136 - Quando per duo facchin mandar convenne Sol per recarvi un piatto in refettorio. Feci quel ch'io potea, ma che n'avvenne? Cinquecento frittelle in un istante Sparir mi feste, come avesser penne.8 1 CORNIANI — Secoli della Letteratura Italiana (Milano, 1833) Tom.
Page 9 - In» vestigate adunque tutte le più interne viscere, varie cose si ritrovarono strane, e cagione certamente di una tale infermità, e di una tal morte. Gli si trovò una pietra nel sinistro rena, che avea tre ben distinte punte, e questa il passaggio chiudeva all...
Page 84 - A lui nel foro, e nel liceo la bocca. Qu'il y ait là quelque rhétorique, comment le nier ? La poésie religieuse de Manfredi n'est pas pour cela exempte de sincérité et de spontanéité. Elle a parfois des trouvailles heureuses. Ainsi le premier des trois sonnets, Per la Concezione...
Page 36 - Signor li prega, e speme altra non have . A lei pon mente in cui nulla si scorge Sembianza più dell'opre alme e...
Page 69 - E a lui spera difesa, e per lui chiede Opra da te del sangue tuo sol degna : Ch'or gliel par di veder...
Page 94 - Te garzoaetto, cui fiorita e adorna Di pel la molle guancia anco non era , Tutte calcar le vie, per cui di vera. Gloria fpirto.
Page 46 - Folle non perni tu, che fé tua forte In man di chi la regge è incerta almeno, Certa farebbe in tuo poter la morte? L...
Page 56 - Ter cui d' arno ingombrale ambe le fronde • E faffel* arno , cui le lucid
Page 113 - Allo stillante cria d'alga intessuto , E al gran tridente infra gli Dei temuto, Nettun conobbi, il regnator de' mari. Dopo alquanti versi introduce Nettuno stesso a favellar de' pregi del gran Luigi ; con dire : Qui più placido in vista , e con quel volto Che le tempeste accheta e placa i venti, Incominciò , ma con divini accenti Che il ben ridire a mortai lingua è tolto. Narra dunque il finto Nume , come egli ora soggiorni nel Mediterraneo ed or nell' Oceano ; e che un giorno era , dove la Garonna...

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