Sermoni d'I.P. veronese

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Soc. Tip., 1819 - Italian poetry - 160 pages
 

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Page 156 - Potrebbe or de' viaggi entrar l' affetto ? Di guerra incendio arde per tutto: Armi, armi, Grida il Germano, il Batavo ed il Belga, Francia in altrui le volge ed in sé stessa, E con unghia superba all' infelice Polonia squarcia il sen l'aquila russa.
Page 101 - Che l' uom dispar dalla sua faccia, e solo Tra rai di gloria vi si mostra il Nume. Ghirlande a un Michelangelo, che altera Mole innalzar potea; di pinte ornarla Figure ; ornarla di scolpite ; e, i fieri Scarpei, le ardite seste ed i tremendi Pennelli col Febéo legno mutati, Farla risponder versi, uom di quattr'alme.
Page 124 - Rocce e pendici, e d' ogni sorta letti, Pomici spente ed impietrati corpi, E di Teti e Vulcan * l' opra e del tempo. Né men la Dea per le città ti scorse, Altro mostrando a te che muri ed archi, E su bilancia d' ór le sapienze De' popoli diversi e le follie Teco pesando. Dotto e non loquace, • Arguto e non terribile, cortese Senza menzogna, e senz' audacia franco, II bello a celebrar lento non fosti, Dovunque a te s' offerse, e osasti a un' ora Centra le frecce dell' estranio labbro Farti d'Ausonia...
Page 159 - Folgori almen fra le tenébre un raggio, Scoccherà Morte in me prima il suo dardo? Pietosa mano a coltivarvi usata Sotto voi mi riponga ; e in mezzo a voi Le non ambiziose ossa, che stanche Dagl' infortuni son più che dagli anni, Rozzo difenda, e senza nome un sasso.
Page 157 - E nelle menti, ch' é il peggior de' guai, Ben confondonsi e mal, colpa e virtude. Io fra taciti boschi, acque sonanti, Valli secrete, inarborati asili, Fra soavi riposi, ozi tranquilli, Fra i buoni agricoltor, fra l' innocente Popol degli augelletti e degli armenti, E in compagnia delle celesti Muse, Questa vivrò che mi concede il fato, Secura, erma, pensosa, e di piaceri Melanconici sparsa, oscura vita. Chi mai puote abbastanza in...
Page 102 - L' uom non può non aver ; né v' é , che Dio , Che opri solingo , e sul nulla opri , e fuori Con ischerzevol man ne tragga un Mondo . < Questi io dunque inghirlando , e molto gli alzo Sovra tutti color, che forse io veggio Risplender sol di ripercossa luce, Che d...
Page 43 - Quel d' un colore in pria , che di sé diemmi Diletto non vulgar : se non ch' io , sempre Sentendolo ir d' un modo , e portamento Non cangiar mai , giù ne discesi in breve . E non però di contemplar...
Page 44 - Cervice, il nobil pelo, e quelle giuste Sì ben tra loro armonizzate membra, Sazi'avansi gli occhi. Indi il pezzato, Sul collo a cui, quale a destrier Numida, Non eran briglie, coraggioso io salsi. Poiché con vario passo, ed ora il trotto Prendendo, or l'ambio, un calle avea calpesto, D...
Page 57 - Lor mostrerà un'immagine in sé stesso, Li prenda tosto, e del suo amor gli scaldi ; Virtù, ninfa bellissima, che dadi L' intera notte non maneggia o carte, Che non riceve in cor fiamma impudica, Pronta le offese a perdonar più gravi. E ne' proposti suoi ferma cotanto, Che giù non ne la toglie o risplendente Serto promesso, o minacciata scure.
Page 100 - Con preelare d' ingegno opre e di mano , D'alto piacer ferisce, o di Natura Svela gli arcani, e in sul morir più dotte, Che al nascer non trovò, lascia le genti. Ghirlande a chi trar sa vivi da un marmo Sembianti, e voce dar quasi alle tele; O con poemi , con tragedie ed inni Molcere i cori e sublimar le menti; O pesar l'aere, misurar la terra, La luce dispartir, reggere i fiumi , Disarmar della folgore le nubi , Dell'acqua far due diverse arie , e d'ambe La stess' acqua rifar, ministro il foco.

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