Storia della letteratura italiana dall' origine della lingua fino al secolo XIX, Volume 3

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Società tip. dei Classici italiani, 1824 - Italian literature
 

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Page 128 - Zappi poi, il mio lezioso, il mio galante, il mio inzuccheratissimo Zappi, è il poeta favorito di tutte le nobili damigelle che si fanno spose , che tutte lo leggono un mese prima , e un mese dopo le nozze loro. Il nome del Zappi galleggerà un gran tempo su quel fiume di Lete , e non s' affonderà sintanto che non cessa in Italia il gusto della poesia eunuca. Oh cari que...
Page 191 - ... io non potrei mai dir bene italiano finché andava traducendo me stesso dal francese, mi fece finalmente risolvere di andare in Toscana per avvezzarmi a parlare, udire, pensare, e sognare in Toscano, e non altrimenti mai più.
Page 188 - ... nessuna per mettermi in grado di sapere la mia lingua quant'uomo d'Italia. E a questo giuramento m'indussi, perché mi parve che se io mai potessi giungere una volta al ben dire, non mi dovrebbero mai poi mancare né il ben ideare, né il ben comporre. Fatto il giuramento, mi inabissai nel vortice grammatichevole , come già Curzio nella voragine, tutto armato, e guardandola.
Page 333 - Frusta, e di menarla rabbiosamente addosso a tutti questi moderni goffi e sciagurati, che vanno tuttodì scarabocchiando commedie impure, tragedie balorde, critiche puerili, romanzi bislacchi, dissertazioni frivole, e prose e poesie d'ogni generazione, che non hanno in sé il minimo sugo, la minima sostanza, la minimissima qualità da renderle o dilettose o giovevoli ai leggitori ed alla patria.
Page 196 - ... giaceva nel leggere; ed impugnata con ira la penna, ad alta voce gridando dissi a me stesso : « Plinio mio, se tu eri davvero e l'amico, e l'emulo, e l'ammiratore di Tacito, ecco come avresti dovuto parlare a Traiano...
Page 31 - Io, quando il monumento vidi ove posa il corpo di quel grande che temprando lo scettro a' regnatori gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela di che lagrime grondi e di che sangue; e l'arca di colui che nuovo Olimpo alzò in Roma a' Celesti; e di chi vide sotto l'etereo padiglion rotarsi più mondi, e il Sole irradiarli immoto, onde all'Anglo che tanta ala vi stese sgombrò primo le vie del firmamento; te beata, gridai, per le felici aure pregne di vita, e pe' lavacri che da' suoi gioghi a te versa...
Page 204 - ... i quali l'autore crede di aver riempiti o nascosti con una certa passione di dialogo; i quinti atti strabrevi, rapidissimi, e per lo più tutti azione e spettacolo; i morenti, brevissimi favellatori: ecco, in uno scorcio, l'andamento similissimo di tutte queste tragedie.
Page 223 - Io ne potrò toccare , e non e' è un cane Che mi tolga al mio stato miserando. La mia povera madre non ha pane, Se non da me , ed io non ho danaro Da mantenerla almeno per domane.
Page 322 - Genovesi ha potuto avvilirsi tanto da seguire i meschini voli terra terra di certi secchi e tisici uccellacci di Toscana? Eh Genovesi mio, adopera gli abbindolati stili del Boccaccio, del Bembo, e del Casa, quando ti verrà ghiribizzo di scrivere qualche accademica diceria, qualche cicalata, qualche insulsa tiritera al modo fiorentino antico o moderno; ma quando scrivi le tue sublimi meditazioni, lascia scorrere velocemente la penna; lascia che al nominativo vada detro il suo bel verbo, e dietro...
Page 206 - ... ed il verso epico, i di cui diversi metri bastano per distinguere ampiamente le ragioni del dialogo da quelle di ogni altra poesia; e nel tempo stesso mi veniva evidentemente dimostrato che noi Italiani non avendo altro verso che l'endecasillabo per ogni componimento eroico, bisognava creare una giacitura di parole, un rompere sempre variato di suono, un fraseggiare di brevità e di forza...

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