Teatro del sig. marchese Scipione Maffei: cioè la tragedia, la comedia e il drama non più stampato : aggiunta la spiegazione d'alcune antichità pertinenti al teatro

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per Gio: Alberto Tumermani librario., 1730 - Italian drama - 281 pages
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Popular passages

Page 52 - O di perigli piene, o di cure e d'affanni ingombre e cinte case dei re! Mio pastoral ricetto, mio paterno tugurio, e dove sei? Che viver dolce in solitària parte, godendo in pace il puro aperto ciclo, e della terra le natie ricchezze!
Page 15 - ... quinci pendea per lungo tempo, il volto cangiando spesso e palpitando tutta: poi tornava e volea cento minute notizie ancora e no '1 lasciava in pace finché gli atti, il parlar, le membra, i panni dipinti non aveva a parte a parte il buon messo, e talor la cosa stessa dieci volte chiedea.
Page 82 - Io più di te gli debbo, e assai mi piace Di scorgerti sì grato e che il tuo primo Atto e pensier di re virtù governi.
Page 64 - M'è intervenuto Qual suole al cacciator che al fin del giorno Si regge appena e appena oltre si spinge, Ma se a sorte sbucar vede una fera, Donde meno il credeva, agile e pronto Lo scorgi ancora e de' suoi lunghi errori Non sente i danni e la stanchezza oblia.
Page 8 - Laconia guida, un uom vidi venir d'età conforme, ma di selvaggio e truce aspetto. In mano Nodosa clava avea. Fissò in me gli occhi Torvi, poi riguardò, se quinci o quindi Gente apparia...
Page 33 - ... nel seno ampia ferita. Or freme ed urla, or d'una in altra stanza sen va gemendo e chiama il figlio a nome; qual rondine talor che ritornando non vede i parti e trova rotto il nido, ch'alto stridendo gli s'aggira intorno e parte e riede e di querele assorda.
Page 43 - EGISTO. Accorri o re, mira qual trattansi in tua corte color che assolvi tu; qui strettamente legato m'hanno a trucidarmi accinti per quella colpa che non è più colpa, poiché l'approvi tu che regni e grazia poiché appo te seppe acquistare e lode.
Page 45 - Ornai nulla ho più da temer, correr le vie saprò, le vesti lacerando e '1 crine, e co' gridi e col pianto il popol tutto infiammare a furor, spingere all'armi. Chi vi sarà che non mi segua? A l'empia tua magion mi vedrai con mille faci, arderò, spianterò le mura, i tetti, svenerò i tuoi più cari, entro il tuo sangue sazierò il mio furor. Quanto contenta, quanto lieta sarò nel rimirarti sbranato e sparso! Ahi che dich'io!
Page xxvii - ... all'edizione veronese del Teatro italiano del 1723 parla della necessità "di sommo studio" per i comici, a Giulio Cesare Becelli, che nella prefazione al Teatro del Maffei del 1730, Verona, Tumermani, p. XXIX, scrive, a proposito della Merope: "corregger si potessero [gli errori] che alcuni comici commettono, a cagione del non intender le parole, né la forza dell'azione; ovvero per la freddezza e la confusione nascente dal non averle bene a memoria", a Francesco Algarotti, che dedica molte...
Page 43 - O giusto re, la vita dolce mi fia spender per te ad ogn'ora; si gran periglio a" giorni miei non corsi. Ma se vivo mi vuoi, tuo regio manto dal furor di costei mi faccia schermo POLIFONTE.

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