Carlo Cattaneo, cenni

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Tip. Ronzi e Signori, 1877 - 43 pages
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Page 38 - E mentre così delirava, un' amico, eh' ei non riconobbe, accomiatandosi gli chiese e toccogli la mano per stringergliela; a quell'atto egli si scosse, e corse col pensiero concitato al dubbio che potesse rimanere sulla sua fede politica, e ritirando la mano esclamò: no, — io non do, — io non diedi la mano — io non sono impegnato — sono libero — nulla ho promesso — io non giuro; e poi sognava della Spagna risorta e sorrideva. Il raffronto lo rasserenava. Della sua condizione politica...
Page 39 - Voi ricordate la sua camera da letto che sta sopra il salottino. Egli ne occupava il lato destro. I giorni 5 e 6 di questo mese, venerdì e sabato , furono splendide giornate. Voi sapete come sia bella Castagnola, e come dalla finestra della sala e della camera di Carlo si vedesse lungo il lago la terra di Lombardia. L'amico estinto stava rivolto collo sguardo fiso agli estremi lembi della patria sua, cui sembrava ammonisse coli' espressione dolce ma improntata di una serietà che imponeva.
Page 39 - L'amico estinto stava rivolto con lo sguardo fiso agli estremi lembi della patria sua, cui sembrava ammonisse coll'espressione dolce ma improntata di una serietà che imponeva. Dalle finestre aperte entrava un mare di luce, un'aura tiepida ed un olezzo primaverile che ravvolgevano il corpo dell'amico disteso sul suo letto e vestito; ma egli rimaneva freddo e coll'occhio immobile rivolto verso la sua terra. spettacolo che riuniva la morte e l'immortalità, la fama e l'esempio di un grande cittadino,...
Page 40 - Ma infine fu necessità staccarsene, e 1' adagiai io stesso nella cassa e lo circondai di fiori, gli accomodai il berretto, sicché l'ampia fronte fosse scoperta, gli diedi l'ultimo bacio e coprii con un velo quel volto spirante ancora tutta la serenità dell'anima sua. Infine si chiuse anche su di lui il fatale coperchio. Io non so dirvi altro, cara .lessie, perché il cuore non mi regge al rifarsi innanzi gli occhi quella scena solitària 'e desolante.
Page 38 - ... il pensiero, che la prepotenza della professione voleva impormi librando quale delle due nature fosse più infiacchita e prossima alla fine, e ripensava alla miseria dei superstiti e raddoppiava allora di preghiere e di sforzi a persuadere entrambi di essere più accurati e gelosi nel conservare la vita. Cattaneo non doveva fidare che nella tempra sua robusta, nel riposo e in un regime riparatore di una depressione incautamente praticata e con troppa tolleranza da lui subita. Quella sera, che...
Page 38 - Che pena sentirsi mancare rapidamente le forze, mentre poco innanzi le sue ultime espressioni mostravano ancora l'ardore nella lotta ! Le ultime nostre sventure nazionali furono i temi della sua letale fantasia : Custoza, Lissa, Mentana, il Macinato ; tutti i nostri dolori ei comprendeva allora in quello massimo di lasciare così desolata l'Italia ! Fino all'ultimo ricordò d'essere deputato, e con manifesta agitazione proferì spesso la parola Parlamento. E mentre...
Page 40 - In cento modi l'ho contemplato. Lo chiamai tante volte colla voce dell'anima che evoca gli amici dalla tomba: lo baciai, lo bagnai di lagrime, gli...
Page 40 - Io non so dirvi altro, cara .lessie, perché il cuore non mi regge al rifarsi innanzi gli occhi quella scena solitària 'e desolante. Lugano è per me oramai un luogo di apprensioni e di dolore. — Un altro grande italiano vi è in pericolo. — E il suo bel cielo ei bellissimi suoi colli mi ritornano alla mente* come funebri arredi intorno l'amico estinto.
Page 37 - ... sì ardentemente desideroso del bene della patria sua, da quella vasta e lucida mente che di ogni grande progresso e delle maggiori imprese del secolo fu propugnatore, cooperatore e illustratore. Ma io vi parlo dei suoi meriti intellettuali, e non voglio dirvi che del suo affetto e del mio dolore. Quando, poco più di due mesi or sono, Cattaneo venne meco al letto di Mazzini allora aggravato, egli era già sofferente; ed io, che commosso da quella scena di affetto e da quel colloquio...
Page 36 - Cattaneo, e li narrò in una lettera ch'ei diresse a mia moglie e che ora rendo pubblica. ....«L'amico è morto: concedete che così soltanto io lo chiami. Il filosofo, l'economista, il letterato, il valente battagliero, il patriota senza macchia, il fiero repubblicano non è morto per noi. Nei suoi scritti, negli atti della sua vita lascia tanta copia di lezioni da rigenerare l'Italia nelle credenze, negli studj, nella politica sua possanza.

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