Antologia della lirica moderna italiana soelta annotata

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Severino Ferrari
1891 - 339 pages
 

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Popular passages

Page 174 - Sempre caro mi fu quest' ermo colle, E questa siepe, che da tanta parte Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete I0 nel pensier mi fingo; ove per poco II cor non si spaura. E come il vento
Page 197 - E consolarlo dell' umano stato : Altro ufficio più grato Non si fa da' parenti alla lor prole. Ma perché dare al sole, Perché reggere in vita Chi poi di quella consolar convenga? Se la vita è sventura, Perché da noi si dura? Intatta luna, tale !: -••• È lo stato mortale. Ma tu mortai non sei,
Page 196 - Ed è rischio di morte il nascimento.- •i'! Prova pena e tormento Per prima cosa; e in sul principio stesso La madre e il genitore : II prende a consolar dell'esser nato."' ' Poi che crescendo viene, L' uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre Con atti e con parole Studiasi fargli
Page 194 - 1830. Che fai tu, luna, In ci,el? dimmi, che fai, Silenziosa luna? Sorgi la sera, e vai, , . Contemplando i deserti ; indi ti posi. Ancor non sei tu paga Di riandare i sempiterni calli? Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga Di mirar queste valli? Somiglia alla tua vita
Page 26 - E in stuol d' amici numerato e casto, Tra parco e delicato al desco asside; E la splendida turba e il vano fasto Lieto deride; 28 Che ai buoni, ovunque sia, dona favore; E cerca il vero; e il bello ama innocente; E passa l' età sua tranquilla, il core Sano e la mente.
Page 43 - già fur, ch'io fui, D'irresistibil fiamma avvamperanno. 8 E armati allor di quel furor celeste Spirato in me dall'opre dei lor avi, Faran mie rime a Gallia esser funeste. 11 % Gli odo già dirmi — O vate nostro, in pravi Secoli nato, eppur create hai queste Sublimi età che profetando andavi. — 14
Page 40 - più che un re sul trono. Or duro, acerbo; ora pieghevol mite: Irato sempre; e non maligno mai: La mente e il cor meco in perpetua lite: Per lo più mesto, e talor lieto assai. Or stimandomi Achille, ed or Tersite. Uom, se' tu grande o vii ? Muori, e il saprai.
Page 179 - Gli oltraggi lor, de' necessari! danni Si consola il plebeo. Men duro è il male Che riparo non ha? dolor non sente Chi di speranza è nudo ? Guerra mortale, eterna, o fato indegno, Teco il prode guerreggia, Di cedere inesperto; e la tiranna Tua destra, allor che
Page 191 - Quando sovviemmi di cotanta speme, Un affetto mi preme Acerbo e sconsolato, E tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, Perché non rendi poi Quel che prometti allor? perché di tanto Inganni i figli tuoi?
Page 182 - Se il fato ignavo pende, Soli, o miseri, a voi Giove contende. E tu dal mar cui nostro sangue irriga, Candida luna, sorgi, E l'inquieta notte e la funesta All'ausonio valer campagna esplori. Cognati petti il vincitor calpesta, Fremono i poggi, dalle somme vette Roma antica ruina; Tu

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