Studi di storia e critica letteraria

Front Cover
E. Trevisini, 1892 - Italian literature - 356 pages
 

What people are saying - Write a review

We haven't found any reviews in the usual places.

Other editions - View all

Common terms and phrases

Popular passages

Page 297 - Quando un cor tante in se virtuti accolse ? Benchè la somma è di mia morte rea. Per divina bellezza indarno mira Chi gli occhi di costei giammai non vide , Come soavemente ella gli gira. Non sa com' Amor sana , e come ancide, Chi non sa come dolce ella sospira , E come dolce parla e dolce ride.
Page 128 - ... pittura dell'uomo in prima, e quindi a parte a parte di tutta quanta immensa è la natura; dalle divine e dalle umane carte nodrito ampio sapere e sapienza: questo in pensier mi sta tipo dell'arte.
Page 356 - ... pure ha bisogno la vita nostra di qualche trastullo per medicina di tanti travagli che si sopportano in essa. Non voglio entrare in celebrare il frutto che se ne cava, pel grande ornamento di parole e per la copia di belli concetti che sono in questo libro, che senza esso resterebbe monca e storpiata la nostra lingua, la quale è oggi in gran pregio.
Page 152 - Il principale merito del poema non è nella lettera, cioè nella forma fantastica, nella descrizione dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso; ma è nell'allegoria, cioè nella sua sostanza, nel giudizio che si profferisce dopo di aver esposto i meriti oi demeriti, dando a ciascuno l'infamia o la gloria. Questo giudizio si fa nella storia, nella religione, nella scienza, nell'arte stessa, ed è altissimo; fu il gran conforto del poeta, fu quello che gli fe...
Page 154 - A me pare adunque che lo stile vezzoso e imbellettato sia la forma naturale della voluttà; come un certo vestire ed abbigliarsi è naturale alle cortigiane. E però credo che la rettorica e le trasposizioni usate dal Boccaccio, quella tanta cura ch'ei mette nella collocazione delle parole, quelle congiunzioni vezzose, quelle leggiadrie e finitezze nelle minime parti dello stile e de...
Page 296 - Ch' ogni lingua divien tremando muta, E gli occhi non ardiscon di guardare. Ella sen va, sentendosi laudare, Benignamente d'umiltà vestuta; E par che sia una cosa venuta Di cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira, Che da per gli occhi una dolcezza al core, Che intender non la può chi non la prova. E par che della sua labbia si muova Uno spirto soave e pien o" amore , Che va dicendo all'anima: sospira.
Page 319 - L'oneste cose s'appartengono a' più maturi: io non posso volere se non quello che Amor vuole. La bellezza di costei merita d'essere amata da ciascheduno; e se io l'amo che giovane sono, chi me ne potrà meritamente riprendere ? Io non l'amo perché ella sia di Gisippo, anzi l'amo che l'amerei di chiunque ella stata fosse.
Page 252 - ... petti nostri non potesse cascare alcuno pensiere che non havesse in sé honestà et grandezza. Però dipoi, voltando carta, gli parrebbe quelli noi medesimi essere leggieri, incostanti, lascivi, volti a cose vane.
Page 354 - ... levatone tutto quello, che potesse dispiacere alla Santa Romana Chiesa') ; ma stimo bene, che trattone tutto quello, che potesse nuocere alla vita Cristiana, il darle di nuovo fuora emendate, e viste prima, e approvate da VS Reverendiss.
Page 178 - Prodotto spontaneo dei tempi di Alessandro VI, di Giulio II, di Leone X, di Clemente VII...

Bibliographic information