Page images
PDF
EPUB

questa si collocò in detta chiesa, probabilmente perchè ivi sorgeva il carcere, dove era stato rinchiuso S. Pietro, mentre attendeva il giudizio del prefetto della città, il cui palazzo si estendeva fino al luogo, dove è tuttora la chiesa suddetta di S. Pietro in vincoli. Di altre tradizioni si parlerà nel capo seguente.

:». Primato del Papa nel primi due secoli.

A tutti questi argomenti, che o direttamente o indirettamente provano la venuta di S. Pietro in Roma, si devono unire quei fatti, che provano come fin dai primi secoli cristiani il vescovo di Roma, ossia il Papa, fu riconosciuto da tutti, cattolici ed eretici, come capo della Chiesa, e fu riconosciuto appunto, perchè lo credevano successore di S. Pietro nel vescovato di Roma. Nello stesso primo secolo Clemente papa fu interrogato dalla chiesa di Corinto intorno a certe controversie, che esistevano tra i fedeli di quella città, ed egli loro rispose con una lettera, nella quale decise quelle controversie, trattando con quei fedeli come loro capo e pastore. La sua lettera, come vediamo attestato da S. Ireneo, fu considerata da tutti come una sentenza della suprema autorità della Chiesa.

Al principio del secolo seguente S. Ignazio scrivendo alla chiesa di Roma la saluta come quella che presiede alla società di tutti i Cristiani; S. Ireneo la dice chiesa massima e alla quale devono tenersi unite tutte le chiese cristiane per ragione del suo principato.

Verso la metà dello stesso secolo 2° sorsero tra i cristiani dell'Asia Minore delle dispute molto gravi riguardo alla celebrazione della Pasqua. Mentre in tutto il resto della Chiesa la Pasqua si celebrava sempre la prima domenica dopo la luna 14a di marzo, alcune chiese dell'Asia la celebravano lo stesso giorno degli Ebrei, cioè il giorno 14° della luna di marzo, ancorchè non cadesse in domenica. Il papa S. Aniceto avrebbe voluto proibire quest'uso, ma S. Policarpo temendo che la proibizione facesse più male che bene, venne apposta da Smirne a Roma, ed ottenne che per allora le cose restassero nello stato in cai erano. Ma alenili anni dopo, S. Sotero cominciò a prescrivere che gli Asiatici, quando si trovavano fuori della loro provincia, si conformassero all'uso generale. Finalmente S. Vittore I decise di terminare quella controversia.

A tal fine ordinò che in ogni provincia il metropolitano, o arcivescovo, radunasse a concilio tutti i vescovi suoi dipendenti e sentisse i loro pareri, indi glieli facesse sapere. Quando ebbe conosciuti i loro pareri, egli ordinò sotto pena di scomunica, che la Pasqua si celebrasse da tutti indistintamente nella domenica seguente alla luna 14a di marzo. Questo decreto fu tanto seguito da tutta la Chiesa, che quei pochi, i quali non vollero uniformarsi, furono considerati come eretici e chiamati Quartodecimani.

Questa controversia dimostra abbastanza come da tutti i cristiani sì d'Occidente come d'Oriente fosse riconosciuto il primato del Papa, per ragione appunto del considerarlo come successore di S. Pietro, primo vescovo della Chiesa di Roma.

Perciò fin dai primi tempi il Papa, come si ricava da Tertulliano verso il 205, era chiamato vescovo dei vescovi e Pontefice Massimo, episcopus episcoporum et Pontifex maximus.

CAPO IV.

ALCUNE TRADIZIONI ROMANE SOPRA S. PIETRO

1. I.c Imslliclie e le catacombe.

Sul principio del Cristianesimo, essendo i Giudei i primi ai quali si rivolsero gli Apostoli, ed essendo gli Apostoli stessi giudei, usavano questi di predicare nelle sinagoghe. Così per molto tempo fece S. Paolo (come risulta dagli Atti degli Apostoli), ad Antiochia di Pisidia (xm), ad Iconio (xiv), a Filippi (xvi, 13), a Tessalonica (xvii, 1), a Berea (ibid. 10), ad Atene (17), a Corinto (Xviii, 4) e ad Efeso (19). Ma a misura che gli Ebrei nella loro totalità respingevano la predicazione del Vangelo, gli Apostoli furono costretti a cercarsi altri luoghi, dove poter predicare liberamente la dottrina di Gesù Cristo. Cosi dello stesso S. Paolo si legge che in Efeso, dopo aver per tre mesi disputato con gli Ebrei nella loro sinagoga, vedendo la loro ostinazione, separò da essi i fedeli, e scelse per predicare la scuola di un certo Tiranno, e quivi predicava ogni giorno per due anni di seguito (discedms ad els, segregava disciptdos, quotidie disputane in schola Tyranni cuiusdam; Act. xix, 9).

Del resto, i primi cristiani avevano bisogno di luoghi di riunione non solo per le prediche, ma ancora per poter celebrare i divini misteri, ai quali non si ammettevano che i fedeli, già istruiti e battezzati. Questi luoghi di riunione li trovarono nelle case dei cristiani più ricchi, i quali a tale scopo offerivano le sale più vaste e più ornate dei loro palazzi. Quest'usanza ci viene espressamente ricordata dagli Atti degli Apostoli (ii, 46) dove dei primi cristiani di Gerusalemme si dice che andavano ora in questa ora in quella casa per rompervi il pane, la qual frase è consacrata nelle Scritture del Nuovo Testamento per indicare la S. Eucaristia. Non si può dubitare che lo stesso uso si trasportasse pure in altre città. Quindi per ciò che spetta a Roma, certe tradizioni le quali ci additano alcune case, come quelle nelle quali S. Pietro avrebbe celebrati i divini misteri, nulla contengono in sè d'improbabile. Alcune di esse sono state confermate in questi ultimi tempi dagli scavi e dalle scoperte fatte nelle catacombe dal celebre De Rossi.

Le ricchezze dei patrizii romani al tempo dell'impero, erano immense, e sontuosi e vastissimi i loro palazzi. Dalla descrizione che di questi ci tramandarono scrittori di quel tempo, quali Plinio il Vecchio e Vitruvio, apparisce, che non una sola ma più sale essi contenevano, capaci talora di centinaia e di migliaia di persone. Giulio Capitolino afferma di una villa dei Gordiani imperatori , che essa aveva tre sale, lunga ciascuna cento piedi (30 m.) Tali sale dicevansi basiliche, e vogliono alcuni che sulla forma di esse si fabbricassero poi le prime chiese o basiliche cristiane. Anche fuori di Roma le sale o basiliche di palazzi privati furono spesso destinate ad uso di chiese. Così lo Pseudo Clemente, nel libro x delle Ricognizioni (n. 71), dice di un certo Teofilo, che in Antiochia destinò ad uso di chiesa una grande basilica della sua casa (domus suae ingeritemi basilicam ecclesiae nomine consecravit). A Roma ciascuno di detti luoghi di riunione ebbe anche il nome di titulus, coll'aggiunta del nome del proprietario della casa, per es. titulus Priscae, titulus Pudentis. Questo nome titulus servì, se non allora, certo più tardi, a denotare le chiese parrocchiali. L'autore del Liber pontificalis afferma che S. Cleto <o Anacleto) 3° papa, divise la città tra 25 preti, i quali poi S. Evaristo pose a capo di altrettanti titoli o parrocchie. Questa notizia, così com'è espressa, è certamente erronea; poichè si sa che dei 25 titoli o parrocchie in cui Roma era divisa nel secolo V, alcuni sono posteriori e di molto ai tempi di S. Cleto e di S. Evaristo. Così per es. il titulus Marcelli venne stabilito dal papa Marcello nel 308 o 309; il titulus Hquitii dal prete Equizio sotto il papa S. Silvestro (314-336), il titulus Marci dal papa S. Marco verso il 336, il titulus Iuli o S. Maria in Trastevere dal papa S. Giulio (336-352); il titulus Damasi ora S. Lorenzo in Damaso, verso il 366. Onde tutt'al più si può ammettere che, cresciuto il numero dei cristiani, S. Cleto e poi S. Evaristo aumentassero il numero dei tituli cristiani.

Nè solamente i ricchi romani, voltisi al Cristianesimo , accordarono ai primi loro confratelli nella fede l'uso delle sale dei loro palazzi, ma ancora in caso di morte l'uso dei loro sepolcri. Era severamente proibito dalle leggi il seppellire i morti dentro le mura delle città. Onde i patrizi romani avevano i sepolcreti di famiglia nelle loro ville. Colà in una parte più remota della villa talora sopra un poggio, talora in piana terra, sotto un tempietto od altro edifizio, al riparo dell'intemperie, erasi praticata un'apertura nel terreno, per la quale discendevasi alla profondità di alcuni metri in uno o più cubicoli o stanze, ornate di marmi preziosi, e destinate ad essere la dimora dei morti. Questi o ponevansi dentro arche o sarcofaghi, disposti in giro per la sala, oppure chiudevansi dentro le pareti in altrettanti buchi o loculi, che poi si ricoprivano con lapidi, con iscrizione relativa a defunto.

Quando cominciò l'uso di dar ivi ospitalità ai cristiani defunti, non bastarono più i cubicoli riservati alla famiglia proprietaria, ma si dovettero scavare delle gallerie sotterranee, la costruzione delle quali era grandemente agevolata dalla natura del suolo tufaceo di Roma. Nei loculi scavati nelle pareti di queste gallerie, che poi si moltiplicarono per una grande estensione di miglia, si collocarono i cristiani defunti. A queste necropoli sotterranee venne poi dato il nome di catacombe, che da principio era proprio solo del sepolcreto o cimitero di San Sebastiano sulla via Appia, perchè era vicino ("/.ari.) ad un luogo chiamato Cumbas.

« PreviousContinue »