Creationism and Its Critics in AntiquityThe world is configured in ways that seem systematically hospitable to life forms, especially the human race. Is this the outcome of divine planning or simply of the laws of physics? Ancient Greeks and Romans famously disagreed on whether the cosmos was the product of design or accident. In this book, David Sedley examines this question and illuminates new historical perspectives on the pantheon of thinkers who laid the foundations of Western philosophy and science. Versions of what we call the "creationist" option were widely favored by the major thinkers of classical antiquity, including Plato, whose ideas on the subject prepared the ground for Aristotle's celebrated teleology. But Aristotle aligned himself with the anti-creationist lobby, whose most militant members—the atomists—sought to show how a world just like ours would form inevitably by sheer accident, given only the infinity of space and matter. This stimulating study explores seven major thinkers and philosophical movements enmeshed in the debate: Anaxagoras, Empedocles, Socrates, Plato, the atomists, Aristotle, and the Stoics. |
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David Sedley
«Ciò che intendo per creazionismo – scrive Sedley in apertura del suo ultimo lavoro – [è] la tesi per cui la struttura e i contenuti del mondo possono essere adeguatamente spiegati solo postulando almeno un designer intelligente, un dio creatore» (p. 21). Raccogliendo in volume le Sather Lectures tenute a Berkeley nel 2004, infatti, obiettivo primario dell'Autore è di indagare le complesse tesi espresse nell'Antichità (da Anassagora a Galeno) sulle origini del cosmo e della vita. Il viaggio prende inizio dai filosofi Presocratici,
i primi in ordine di tempo a interrogarsi su tali questioni, le cui dottrine sono però spesso e volentieri assai ardue da ricostruire: la mancanza di testi originali e la frequente problematicità delle testimonianze indirette rende il lavoro dello storico «qualcosa di simile a un campo minato» (p. 30). Contro l'opinione comune che vorrebbe il “programma presocratico” simile a una collezione di tesi materialiste affatto estranee alla teleologia (poiché per primo Platone – al limite preceduto da Diogene di Apollonia – avrebbe colto l'essenza finalistica del reale), Sedley spiega come ciò sia un fraintendimento bello e buono del pensiero greco delle origini: se è vero che da un lato una certa tradizione lato sensu esiodea (influenzata cioè dalle spiegazioni “genealogiche” dell'autore della Teogonia) tendeva a dare per scontata più che a spiegare razionalmente la presenza nel mondo di potenze superiori atte a governarlo, una diversa gamma di autori (comprendente in particolare Anassagora ed Empedocle) si interrogò invece in modo esplicito sui caratteri e modi dell'influsso divino sul mondo. Scrive infatti l'Autore: «che il mondo sia governato da una potenza divina è un presupposto che pervade il pensiero presocratico» (p. 24).
Il primo capitolo è dedicato alla figura di Anassagora, il più antico campione del creazionismo, definito da Sedley «un pensatore rivoluzionario» (p. 30). La complessa fisica anassagorea descrive l'azione creatrice del nous (l'intelligenza divina) come esplicantesi sopra una preesistente materia (in principio omogenea); un primordiale moto vorticoso, infatti, avrebbe dato secondo il filosofo inizio a una progressiva separazione degli opposti elementi originariamente inclusi nel miscuglio, processo questo che mai però potrà aver fine nel tempo. Riguardo la materia che va a comporre l'universo, dunque, vale la celebre massima «vi è una porzione di tutto in tutto», nel senso che ogni ente ha sì dentro di sé tutte le innumerabili coppie di opposti che costituiscono il reale, ma viene d'altronde determinato nei suoi peculiari caratteri fisici dalle componenti di volta in volta dominanti nelle coppie (chiaro/scuro, leggero/pesante, ecc.). Aspetto interessante di tale teoria è che, in opposizione all'identificazione parmenidea di essere e pensiero, Anassagora radicalizza la separazione tra mente (nous) e mondo (dei corpi): spiega Sedley che «se l'intelligenza fosse “mescolata” […] avrebbe una certa temperatura, un certo grado di umidità, ecc. e ciò la renderebbe soggetta al mutamento fisico» (p. 33); definirla separata significa dunque concepirla libera da qualsivoglia proprietà fisica. Nel prosieguo della trattazione emergono poi molti altri punti di grande rilievo: argomenta l'Autore in modo convincente per la tesi che i ben noti “semi” anassagorei siano «ordinari semi biologici» (p. 35) e che in conseguenza il nous, responsabile del cosmo entro cui essi nascono e crescono (sviluppandosi in realtà per loro propria virtù), altro non possa essere che un agricoltore. Dalle testimonianze emerge perfino che la divina intelligenza crea e regge altri (infiniti) mondi, avendoli tutti in principio strutturati in forma analoga al nostro, per consentire alla vita di germogliare e autonomamente accrescersi al loro interno – facendo Sedley in tal modo comprendere il principio teleologico sotteso alla cosmologia (pur naturalisticamente orientata) del
Contents
IS THE WORLD PERFECT? | 113 |
THE ORIGIN OF SPECIES | 127 |
The Atomists | 133 |
THE EPICUREAN CRITIQUE OF CREATIONISM | 139 |
THE EPICUREAN ALTERNATIVE TO CREATIONISM | 150 |
EPICUREAN INFINITY | 155 |
Aristotle | 167 |
THE CRAFT ANALOGY | 173 |
| 33 | |
| 52 | |
| 60 | |
| 75 | |
| 78 | |
| 86 | |
| 89 | |
| 93 | |
| 95 | |
AN ACT OF CREATION? | 98 |
DIVINE CRAFTSMANSHIP | 107 |
NECESSITY | 181 |
FORTUITOUS OUTCOMES | 186 |
COSMIC TELEOLOGY | 194 |
ARISTOTLES PLATONISM | 203 |
The Stoics | 205 |
A WINDOW ON STOIC THEOLOGY | 210 |
APPROPRIATING SOCRATES | 212 |
APPROPRIATING PLATO | 225 |
WHOSE BENEFIT? | 231 |
A Galenic Perspective | 239 |


