Le opere di Galileo Galilei [ed. by E. Albèri].

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Page 247 - 1 superbo pavon sì vago in mostra spiega la pompa de l'occhiute piume, né l'iride si bella indora e inostra il curvo grembo e rugiadoso al lume. Ma bel sovra ogni fregio il cinto mostra che né pur nuda ha di lasciar costume. Die corpo a chi non l'ebbe; e quando il fece, tempre mischiò ch'altrui mescer non lece.
Page 27 - Nel mezzo del cammin di nostra vita Mi ritrovai in una selva oscura, Che la diritta via era smarrita ! ; e questo fu l'anno della nostra salute 1300, anno di giubbileo, di notte, essendo la luna piena.
Page 254 - Penso — risponde — a la città del regno di Giudea antichissima regina, che vinta or cade, e indarno esser sostegno 10 procurai de la fatai ruina, e ch'è poca vendetta al mio disdegno 11 capo tuo che '1 Ciclo or mi destina.
Page 135 - Amor, ch'or cieco, or Argo, ora ne veli di benda gli occhi, ora ce gli apri e giri, tu per mille custodie entro ai più casti verginei alberghi il guardo altrui portasti.
Page 244 - Deh mira - egli cantò - spuntar la rosa dal verde suo modesta e verginella, che mezzo aperta ancora e mezzo ascosa, quanto si mostra men, tanto è più bella. Ecco poi nudo il sen già baldanzosa dispiega; ecco poi langue e non par quella, quella non par che desiata inanti fu da mille donzelle e mille amanti.
Page 121 - Uno tra gli altri difetti è molto familiare al Tasso, nato da una grande strettezza di vena e povertà di concetti, ed è che mancandogli ben spesso la materia., è costretto andar rappezzando insieme concetti spezzati e senza dependenza e connessione tra loro; onde la sua narrazione ne riesce più presto una pittura intarsiata che colorita a olio; perché essendo le tarsìe un accozzamento di legnetti di diversi colori, con i quali non...
Page 172 - Sotto quel sta, quasi fra due vallette, La bocca sparsa di natio cinabro : Quivi due filze son di perle elette, Che chiude ed apre un bello e dolce labro ; Quindi escon le cortesi parolette Da render molle ogni cor rozzo e scabro ; Quivi si forma quel suave riso Ch' apre a sua posta in terra il paradiso.
Page 366 - ... la riconosceva totalmente dalle replicate letture di quel Poema, scorgendo in esso una prerogativa propria del buono, cioè, che quante volte lo rileggeva , sempre maggiori vi scopriva le maraviglie e le perfezioni : confermando ciò con due versi di Dante, ridotti a suo senso: Io non lo lessi tante volte ancora, Ch' io non trovassi in lui nuova bellezza.
Page 57 - D' armonia dolce e di concenti buoni. Non vi mancava chi, cantando, dire D'amor sapesse gaudii e passioni, O con invenzioni e poesie Rappresentasse grate fantasie. 20 Qual mensa trionfante e suntuosa Di qualsivoglia successor di Nino, O qual mai tanto celebre e famosa Di deopatra al vincitor latino, Potria a questa esser par, che l' amorosa Fata avea posta innanzi al paladino?
Page 147 - Signor di mille rivi sanguinosi il terren lasciasti asperso, d'amaro pianto almen duo fonti vivi in sì acerba memoria oggi io non verso? Agghiacciato mio cor, che non derivi per gli occhi, e stilli in lagrime converso?

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