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compiacenza di avere adempito anche in questo incontro, e senza riserve al dovere preciso di Cittadino e di Ministro, ho lo specioso onore di rassegnarmi, ecc. • - s . . . . . . Dal capitano e vice podestà di Verona, Anton Maria Priuli scri

vevasi al supremo Tribunale degl'inquisitori di Stato, il dì 15 settembre: « Antonio Nicolini suddito Veneto proscritto da due anni

circa, ignaro se per autorità suprema di VV.EE. o per delegazione dell'eccelso Consiglio de X alla carica di Brescia, e attualmente uno degli aiutanti del general Kilmaine, molto adoprato dal general Buonaparte e dal Direttorio esecutivo, da cui tiene qualche commissione. Cercando di meritarsi dalla clemenza del proprio sovrano perdono alle sue (dice egli) colpe d'imprudente gioventù, al quale ossequiosamente aspira; mi ha più volte offerta occasione di conoscere leali le sue riferte, e nelle asprissime odierne circostanze ne trassi molto profitto agli oggetti del pubblico servizio. » Poche ore sono però egli mi si è prodotto comunicandomi nel più alto secreto, che il general Buonaparte intenzionato di chiudere possibilmente i porti d'Italia agl'inglesi, era deciso di far passare a Trieste, forse mettendosi egli alla testa, una colonna di 10 mila uomini, prendendo la strada di Venezia, e chiedendo alla serenissima Repubblica passaggio per la Dominante e trasporti. Che a ciò sia determinato perchè il sig. Lallement gli scrisse, che timorosi i triestini della comparsa dei francesi avevano a quell'ora ricoverato a Venezia per 20 milioni di merci ed effetti preziosi. Ch'era prima sua intenzione di prendere con 15 mila uomini il cammino del Friuli; ma che l'accoglimento delle merci e generi suddetti in Venezia, gli aveva fatto cangiare pensiere. Che questa spedizione aveva a verificarsi sollecitamente entro dieci giorni al più tardi: che l'arrivo giornaliero di truppe di rinforzo alla sua armata, di quelle che avevano combattuto nella Vandea, lo metteranno già in istato di prendere un tal partito. Aggiunge, che per quello aveva rilevato dal general Kilmaine pareva, che impedindo » l'eccellentissimo Senato l'ulteriore ingresso di effetti di ragione » de nemici della Francia in Venezia, potrebbe Buonaparte deter» minarsi a riprendere il primo progetto della strada del Friuli. Tale » comunicazione, ch'esso Nicolini mi ha fatta, non deve il mio os» sequio nell'importanza, ch'essa presenta, ritardare di rassegnarla » alle mature considerazioni di VV. EE. ecc. » Gl'inquisitori di stato, per non mancare all'ufficio loro, benchè vedessero chiaramente l'indolenza dei savi del consiglio, comunicarono a questi le notizie importantissime, che andavano ricevendo, acciocchè le manifestassero al Senato; ma i savi le cacciarono tutte nella solita filza delle Comunicate non lette al Senato: non saprei meglio se acciecati nella loro ostinazione, o maliziosamente avversi all'incolumità e alla sicurezza della Repubblica. Ad ogni modo, questo loro sistema rese sempre più terribile la condizione di Venezia nel tempo stesso, che le buone intenzioni del Senato e di tutte le altre principali magistrature politiche, in pieno accordo con le fedeli sollecitudini dei pubblici rappresentanti nelle varie provincie e presso le corti straniere, avrebbero potuto recare efficace rimedio a tanta gravezza di mali, che minacciavanla.

C A P O XVIII.

Vertenze insorte per l'espulsione degli emigrati francesi.

Se non che la straordinaria affluenza di forestieri a Venezia e negli stati veneti, e specialmente di veri o falsi emigrati francesi, ne scosse alcun poco la sonnolenza; e sebbene due anni addietro avessero incominciato e gl'inquisitori e i ministri presso le corti ed i pubblici rappresentanti nelle provincie a porli in avvertenza ed a insinuar loro la necessità di darne avviso al Senato; ed eglino ciò non di meno ne avessero occultate le comunicazioni; in quest'anno finalmente, nel settembre, si videro sì fattamente imbarazzati dall'allarmante aspetto, che ne presentava la crescente progressione, che si risolsero di farnelo alfin consapevole. Ed egli perciò, a 10 del suindicato mese, decretò in proposito quanto segue:

« E da (1) nella riflessibile estraordinaria combinazione, » che esistono in prossimità all'Estuario bande di fuggiaschi e sban» diti, la providenza del Senato trova conveniente d'ingiungere alla » conosciuta esattezza del N. H. provveditore alle lagune e lidi, di » disponere le più precise istruzioni ed ordini, onde sia risolutamente » impedito non solo ai corpi o individui, che abbiano appartenenza » alle armate belligeranti, ma altresì sino a nuove disposizioni a » qualsivoglia forestiere non avente domicilio e che non sia suddito » mostro, l'ingresso in questa capitale, e in Chiozza, così csigendo gli attuali pubblici riguardi. . E quest'ordine su comunicato l'istesso giorno ai pubblici rappresentanti di Chioggia, Treviso, Padova ed Udine, e ne fu mandato avviso agli ambasciatori, ministri, residenti, incaricati, consoli ed agenti delle corti estere in Venezia. Questa determinanazione del Senato inquietò non poco l'animo del ministro francese, il quale cinque giorni dopo si presentò al Collegio, con una ben calcolata Memoria, conchiudendo col dimandare, che dal suindicato decreto fossero eccettuati que francesi, che arrivassero come corrieri, staffette, ecc., e quegli uffiziali, che portassero pieghi o dispacci diretti a lui dai generali. L'istanza del sig. Lallement fu ben tosto appoggiata dai Savi e comunicata al Senato, il quale, con un nuovo decreto del giorno 17, eccettuò corrieri, staffette, espressi ed uffiziali apportatori di lettere o dispacci ai generali o al ministro. Ed ecco, dopo questo decreto, tutti i francesi diventati corrieri, staffette, ecc., i quali senza riguardo veruno giungevano a Venezia; e ne giungevano a torme, esploratori e seminatori di funeste massime, a seduzione della fedeltà dei sudditi, a danno della sicurezza della repubblica. Eppure i Savi non se ne diedero per intesi, e con questo nuovo mezzo, in aggiunta alla sistematica loro indifferenza circa il vero e reale stato delle cose, lavoravano sempre più da vicino la rovina della loro patria.

(1) Ossia: Ed inoltre.

C A P O XIX. La Francia cerca di nuovo l'alleanza con la repubblica di Venezia.

Un nuovo attentato della doppiezza del Direttorio francese verso la repubblica di Venezia, che ad ogni costo volevasi sacrificata, fu la rinnovazione delle istanze al Senato per la progettata alleanza. E sebbene coi gabinetti di Costantinopoli e di Madrid nulla avesse conchiuso la Francia, perciocchè non vi trovarono aderenti i Veneziani; tuttavia il ministro Lallement il di 27 settembre volle farne una seconda prova, presentandone istanza al Collegio. Fu questa di molta maraviglia ai Savi, i quali, sventate le precedenti proposte di due mesi addietro, riposavano tranquilli nella loro ostinatezza di un'isolamento neutrale ed inerme, o piuttosto di un'impassibile tolleranza. In questo mese medesimo avevano essi ricevuto per mezzo dell'ambasciatore di Parigi Alvise Querini ripetute comunicazioni della perfidia del Direttorio, che ricusava deliberatamente di pagare ai veneziani le spese e i danni sostenuti a cagione delle armate francesi nelle loro provincie, essendo sua massima, che queste non avessero

ad essere di verun dispendio alla Francia, giacchè a Buonaparte non

mancavano mezzi di farsi somministrare a forza tutto ciò che avesse potuto desiderare (1): il quale contegno non potevasi certo riputare analogo ai principi di una chiesta alleanza. Nè d'altronde la condotta dei comandanti francesi nelle occupate provincie venete poteva tenerne occulto l'animo piuttosto ostile di quello che propenso a leale confederazione. Eppure il sig. Lallement presentò intrepido la Memoria seguente: « Il ministro della repubblica francese è assicurato, che furono » poste agli occhi di V. Serenità e di VV. EE. le Note indirizzate

(1) Dispaccio del 3 settembre nella Raccolta cronol, ecc., pag. 219 e seg. del tom. I.

dal veneto ambasciatore alla Porta, e che anche furono spesso l'oggetto delle conferenze stabilite in Venezia. Elleno vi avranno veduti li contrassegni d'interesse particolare, che il Direttorio Esecutivo continua a dimostrare per questa Repubblica, sua antica amica, e li mezzi, che da lui sono indicati per aumentare e stringere i legami, che uniscono le due nazioni. Molti oggetti particolari sono stati trattati nelle conferenze, combinati con comune soddisfazione; ma il silenzio del Senato sopra il più importante argomento sottomesso alle sue deliberazioni impone al Ministro il il dovere di presentarglielo direttamente. - » Il governo di Venezia conosce la sua posizione attuale relativamente alla Casa d'Austria, che circonda i suoi stati. Esso non ignora le pretese, che spesso ha manifestate sulla più bella porzione de suoi domini, ed è troppo giusto e troppo illuminato per non convenire, che deve l'integrità delle sue provincie alla costante amicizia della Francia. Esso è egualmente istrutto del progetti maliziosi della Russia sulla Turchia Europea, ed è ben convinto, che se li medesimi potessero realizzarli, tutte le isole Venete seguirebbero immediatamente la sorte delle provincie Ottomane, che l'avvicinano. - » L'avida Inghilterra, che ha un'alleanza impolitica in questo momento con dette potenze, dividerebbe le spoglie dell'impero Ottomano, avrebbe degli stabilimenti nel Mediterraneo, che da lungo tempo vagheggia, ed il commercio e la navigazione dei Veneziani sarebbero annichilati. i » Queste tre potenze non perdoneranno giammai al Senato di Venezia la sapienza della sua condotta nelle ultime circostanze, ed il suo costante rifiuto d'entrare nella mostruosa coalizzazione, da loro formata contro la repubblica Francese. - » L' Europa intiera aprirà gli occhi sull'ambizione delle due prime, ed elleno incontreranno degli ostacoli all'esecuzione del loro progetti, sopra tutto se la Porta Ottomana trova ne suoi amici de possenti alleati pronti a soccorrerla. Ma l'Austria combina già

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