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Sai. Son hricconi.

Mil. Io li farò esiliare.

Jac. Signor , sperar mi fate che renderai giocondo

Possa il per dono vostro? ( a milord .Vamhert ) Mil. Per or non vi rispondo.

Madama, io deggio a voi una risposta certa.

Lo stil con cui parlaste odio da me non merta.

Colpa è del mio destino, se me voi non amate;

Non voglio violentarvi, in lihertà restate .

Torno ad aver per voi, tratto dal sen l'affetto,

Come risolsi un tempo, la stima ed il rispetto. Bri. Meno da un cuor gentile sperar non si potea:

Signor, se egli vi offese , dunque son io la rea.

( accennando Jacohhe )

Attende anch' ei da voi una risposta onesta,

Che l'animi, e il consoli.
Mil. La sua risposta è questa.

( porge una carta a Jacohhe, e parte ) Sai. Mangiato ho a sufficienza; non voglio mangiar frutti.

( parte ) Mud. Anch'io sto hen così. La huona sera a tutti.

( parte )

SCENA XX.

JACOBBE MOHDUIL, E MADAMA DI BRINDÈ .

Bri. \U he sarà mai, Jacohhe?

Jac. Oh provvidenza eterna,

Che il mondo, e gli elementi, e gli animi governai

Milord con questa carta vuol dir che mi perdona,

Se colla firma sua mille ghinee mi dona.

Queste accettar non sdegno , queste, che in guisa strana

Mi vengono offerite dalla pietade umanaBri. Io, che farò per voi, anima invitta e forte? Jac. Basta non mi ohhlighiate ad esservi consorte. Bri. Si, di non esser vostra preso ho ilpiù forte impegno. Milord, or ch' è un eroe, ili tai rispetto è degno.

Ma se di voi, Jacohhe, la mano esser non puote,

Vostro sarà il mio cuore, e vostra la mia dote .

Di quel che sopravanza al mio mantenimeDto,

A voi di donazione vo' a far un istrumento.
Jac. No, madama, fermate. A me non si compete .
Uri. Voglio così, lo voglio, e a me non si ripete.

Gradite un innocente atto dell' amor mio;

Di amor più non si parli; piùnon ci penso. Addio.

( parte )

SCENA ULTIMA.

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JACOBBE MONDBIL SOLO.

olee filosofia, mio nume, e mio conforto,
Sei tu l'unica stella che mi ha guidato al porto.
Misero mei se scosso delle passioni il freno,
Mi fossi ahhandonato ai loro moti appieno.
L'ira potea condurmi de'precipizi al segno;
Questo de'miei nemici era il più forte impegno.
L'arte di rovinare un uom senza delitto,
È renderlo coi torti ingiustamente afflitto;
E far, che isuoi disastri gli tolgan l'intelletto,
£ perda per miseria la fede , e il huon concetto.
Non così avviene a quelli, che in mezzo alle sventure,
A fronte agli inimici, sono anime sicure.
Trattano gl ' insolenti con saggia indifferenza ,
In guardia mantenendo l'onore, e l'innocenza.
Ecco lo sti 1 che giova; ecco lo stil che apprese
Per reggere sè stesso un filosofo inglese.
Se agli uomini hen nati grata lezione è questa,
Le voci applaudiranno, le mani faran festa .

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INDiCE

TOMO TREDICESIMO

// cavalier Giocondo . : . Pag. 5
Lo spirito di Contradizione. . . ,, 87
L'Apatista o sia V Indifferente . » i55
Il Filosofo Inglese ...... aa5

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