storia famigliare delle maggiori nostre casate, non riconoscendo quanta e quale è stata l'azione da queste esercitata, nonchè sugli avvenimenti particolari di uno dei nostri Comuni, assai spesso su quelli di tutta la regione pugliese, per non dire, come talora intervenne nei secoli dal XIII al XV, addirittura di tutto il regno di Puglia e Sicilia.

II.
La famiglia Rogatico e le altre amalfitane in Puglia.

Ora, non v'ha dubbio, che fra queste famiglie uno dei primi posti è occupato da quella dei discendenti del nobile ravellcse Maurone Rogadeo, una fra le tante, venute da Amalfi e dalle altre terre di sua incantevole costiera, nella seconda metà del secolo XII e nella prima di quello successivo, nelle città di Puglia. In queste esse apportarono non solo ricca eredità di nobili tradizioni da continuare, ma ancora tutto un programma di progressi civili, economici e commerciali da svolgere; onde riuscirono a fare ad esse conservare, se non pure accrescere o raddoppiare, quell'importanza, che già avevano raggiunta nei secoli anteriori (i). Non è però questo il luogo

(1) Cfr. il Saggio di Storia del Commercio della Puglia in voi. I La Terra di Bari edita dalla Provincia per l'Esposizione di Parigi. Treni, Vecchi, 1900, pag. 17 sgg.

ed il momento più opportuno a colorire l'idea altra volta concepita, e cominciare la storia famigliare pugliese dalla Rogadeo, della quale, e della sua origine ravellese il Camera pubblicò già notevoli documenti.

Soltanto, si dirà qualche cosa di sire Giacomo Rogadeo del fu sire Leone di Ravello cittadino di Bitonto, il quale, a simiglianza di Orso Rogadeo, nipote di Maurone fermatosi a vivere a Trani, è il vero fondatore della casa, nel significato più ampio della parola. Dalle poche notizie raccolte, si rileva, che fu un uomo di grande attività e valore, che dimostrò non solo negli affari, coi quali arricchì la famiglia, ma ancora nei servizi pubblici assai importanti, prestati all' ultimo gerltile principe di casa di Hohenstaufen ed ai primi di casa d'Angiò.

III.

Giacomo Rogadeo maestro portulano di Puglia
sotto gli Svevi.

Come si apprende da un Discorso circa la nobiltà e discendenza della famiglia Rogadeo, scritto dall' insigne giureconsulto Giovan Donato Rogadeo nel 1739, sire Leone Rogadeo di domino Mauro di Ravello dimorava, forse interrottamente, in Bitonto, fin dal 1204. Comprò da maestro Costantino di Roberto e da' figli Bisanzio e Kuramaria di questa città una terra, posta fuori Porta Pendino, a confine con un orto già da lui posseduto, per tari d'oro di Sicilia 26 */4, con ipoteca per maggior sicurezza di una loro casa, in Arricarro, e olive a Paterno. L'anno dopo, abitando in Bitonto, comprò da Donato di domino Mundo di detta città terre a Paterno medesimo, dove già ne possedeva altre, per 3 oncie d'oro e tari 18 3/4 di Sicilia, con analoga ipoteca CO. Più tardi vcnnevi il figlio Giacomo, che vi pose stabile dimora. Ma la prima memoria certa di lui è il ricordo fatto dallo stesso scrittore di una carta notarile, già esistente nell'archivio famigliare, rogata in Bitonto il 1261 per notar Fioro di Fioro, di vendita a « sire lacobo quondam sire Leonis Rogaclco eiusdem civitatis commoratori ». Così, dopo una lacuna di mezzo seoolo circa, dal 1206 al 1260, di cui non è pervenuto documento alcuno, si rianno notizie della famiglia in Bitonto.

Assai più importante 6 la carta, che si conserva nell'Archivio capitolare della cattedrale di Brindisi, quivi rogata per notar Nicola Forte di Brindisi del

(1) Cfr. in Appendice, doc. I e II. Si noti nel primo la presenza del giudice regio e del notaio curiale, assenti invece nell'altro. In ambedue notevolissimi gli accenni evidenti in materia civile all'« usum nostre civitatis», « de ipsius civitatis Botonti consuetudine », con richiami al testo scritto della medesima.

l'ultimo di agosto 1263, indizione V. Per essa si pubblicava in Brindisi un'ordinanza inviata da Barletta il 27 agosto da Giacomo Rogadeo, maestro procuratore e portulano di Puglia, ai « providi e discreti uomini giudice Marco e giudice Gualtiero di Brindisi suoi amici », nella quale si conteneva una lettera di re Manfredi al detto maestro .portulano, indata di Messina 9 agosto. Il re gli scriveva che, nonostante ordini precedenti a lui diretti, facesse re-' stituire al Capitolo della chiesa brindisina il chiuso a vigne di Luciano, se era provato appartenere questo al demanio della medesima, ed assegnare al chierico Antonio di maestro Giovanni di Verona altro bene-' ficio vacante (I).

(1) Perciò incarica detti giudici d'inquirere in sua vece tra laici e chierici di Brindisi, se il detto chiuso Luciano fosse di mero demanio della Chiesa. Vi si trovano pure le deposizioni degPinquisiti. Dell'atto trovasi copia legale nell'Archivio Rogadeo. Capasso, Hist. dìptom. ab anno ISSO ad annum 1266, a p. 343. Qualche cosa di simile trovasi per la chiesa di S. Nicola di Bari. Il Beatillo, lib. II, cap. II, scrive: « a richiesta del Capitolo di detta Chiesa il re Manfredi scrisse da Lucera di Puglia nel 1.° di settembre 1261 al sig. lacobo Rogadeo maestro portulano di Puglia che ordinasse ai regi procuratori dimoranti nella città di Bari che presa diligente informazione di tutte le cose sopradette se le trovavano esser vere soddisfacessero pienamente a tutti gli obblighi accennati ». Ignoro se nell'Archivio di R. Nicola conservasi questo diploma. Se sl, avrebbe qualche ragione l'asserzione del Duca O'accauia (Notizie di fa

Come è noto, l'ufficio occupato dal Rogadeo era dei più importanti. Il maestro portulano di Puglia aveva nelle sue mani tutto il movimento commerciale e marittimo della regione adriatica del regno, il movimento d'importazione o d'esportazione, dai porti di Ortona e Pescara fino alla costa di Taranto, nei rapporti con Venezia, la Dalmazia, l'Albania, con l'Impero di Romania, nonchè con l'Oriento e col resto del Mediterraneo. Perciò non v' è dubbio, che il Rogadeo doveva essere uomo di tali meriti, ed essersi guadagnato così l'animo di re Manfredi, da poter essere investito di una carica di tanta fiducia, e così ricca di gravi responsabilità. Nella regione pugliese era il primo ufficiale del re, di molto superiore in potenza ai singoli giustizieri delle province.

IV. Ritirato a vita privata non fu mai vicesecreto d'Abruzzo.

Caduta la dinastia sveva, come tanti altri grandi e piccoli ufficiali che l'avevano servita, si ritrova poi a servizio dei nuovi padroni angioini, che aiutati dalla Chiesa avevano saputo con tanta fortuna conquistare

miglie nobili, fol. 25), essere passata la famiglia da Ravello in Bitonto, in seguito alla nomina di Giacomo a Portulano di Puglia, laddove la s'è trovata fin dal 1204.

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